Bmw, divieto di vendere ai clienti svizzeri: Tribunale conferma maxi multa

Abiti in Svizzera? La BMW la compri a casa tua! Il Tribunale conferma la multa per aver impedito a clienti svizzeri di comprare le auto all'estero

Bmw, divieto di vendere ai clienti svizzeri: Tribunale conferma maxi multa
La Svizzera è un Paese la cui importanza è molto maggiore rispetto all'ampiezza del suo territorio. Oltre che per l'importantissima industria manifatturiera ad alto valore aggiunto come quella degli orologi, in Svizzera hanno infatti sede banche e attività finanziarie molto potenti, con il risultato che il reddito medio è abbastanza alto (leggi che per prendere la patente in Svizzera occorrono 3 anni e varie migliaia di euro). Questa forza economica non bastava però ad un cittadino svizzero per comprare una BMW al di fuori del suo paese, perché un accordo fra la Casa e i suoi dealer impediva loro di acquistare all'estero. Per questo era stata comminata una multa milionaria, che è stata confermata in appello: BMW ha già pagato.

VORREI COMPRARLA MA NON POSSO 

Il gruppo BMW è indubbiamente florido ma la sanzione che gli è stata comminata non passerà come se niente fosse. Si parla infatti di 157 milioni di franchi (circa 125 milioni euro al cambio attuale) da pagare a seguito di un'indagine iniziata il 25 ottobre del 2010. La ricostruzione di Reuters parla di BMW che ha perso un appello in Svizzera contro la maxi-multa impostale quando ha impedito ai clienti svizzeri di comprare le proprie automobili fuori del loro Paese. L'Antitrust locale, la COMCO, si era mossa in seguito ad un'inchiesta trasmessa una settimana prima da Kassensturz, una trasmissione di difesa dei consumatori della televisione svizzero-tedesca (le Autorità svizzere sono molto rigorose anche per l'alcol test). La questione era stata sollevata da diversi potenziali acquirenti che avevano presentato denuncia dopo aver tentato invano di acquistare all'estero un'automobile nuova BMW e MINI.

COMPORTAMENTO SCORRETTO

A seguito dell'indagine era stato deciso di multare BMW, con l'ammenda che era stata inflitta nel 2012 a seguito di un'indagine condotta dall'Autorità svizzera della concorrenza COMCO (leggi dell'Antitrust svizzero che ha multato BMW). Il magazine svizzero Tages Anzeiger riporta che la sanzione è stata comminata perché BMW e i suoi concessionari dello Spazio Economico Europeo avevano degli accordi che impedivano ai dealer di vendere automobili a residenti al di fuori del SEE e quindi anche ai cittadini svizzeri, a partire dal 2003.
La Corte Suprema Federale svizzera ha annunciato oggi la sua decisione, presa il 24 ottobre, di respingere l'appello di BMW. Il costruttore tedesco, che è al terzo posto nella classifica delle vendite in Svizzera, ha rifiutato di commentare la decisione del tribunale. La valanga dei milioni è partita dal singolo caso di un cittadino svizzero al quale è stato impedito di acquistare un'auto nuova auto da un concessionario autorizzato BMW - Mini all'estero. Successivamente sono stati presentati altri 20 reclami alla COMCO perché ai potenziali clienti con residenza in Svizzera è stato impedito di acquistare auto presso concessionarie BMW nel sud della Germania.

QUESTIONE DI VALUTA?

Nel dicembre 2015 il Tribunale amministrativo federale (TAF) aveva deciso che il gruppo tedesco aveva violato la Legge federale LCart sui cartelli e altre limitazioni della concorrenza. Per il TAF quel patto era un accordo verticale di ripartizione geografica, vietato dalla LCart. Per questo motivo i consumatori elvetici non avevano potuto beneficiare degli importanti vantaggi dovuti cambio proprio nel periodo nel quale l'euro stava perdendo terreno nei confronti del franco svizzero.
Per garantire l'efficacia del diritto, avevano osservato i giudici del TAF, la COMCO deve poter agire anche quando i fatti si svolgono all'estero purché abbiano effetti in Svizzera. La Corte Suprema Federale ha condiviso questo punto di vista, sostenendo che la LCart è stata violata dato che l'accordo in questione limita potenzialmente il mercato e per questo hanno bocciato il ricorso del costruttore tedesco. I cittadini svizzeri erano andati in Germania perché il rapporto euro/franco era vantaggioso per un 20-25%, cosa che equivaleva ad uno "sconto" che poteva arrivare a anche a 41 mila franchi rispetto ai prezzi svizzeri. Patrik Ducrey, vice direttore della COMCO, ha commentato così la decisione: "Questa è stata una chiara violazione del diritto della concorrenza svizzero. Ha chiuso il mercato svizzero a fornitori esteri, ha impedito prezzi equi in Svizzera e ha messo in svantaggio i consumatori svizzeri". Secondo Ducrey si tratta della multa più rilevante mai comminata finora. 

Pubblicato in Il Semaforo il 10 Novembre 2017 | Autore: Nicodemo Angì


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