Greenpeace sbeffeggia i Costruttori: il flash mob antidiesel in 23 città

Consumatori innocenti, Case e Governi colpevoli: il flash mob di Greenpeace addita i diesel truccati. Gli attivisti nelle vie di 23 città italiane

Greenpeace sbeffeggia i Costruttori: il flash mob antidiesel in 23 città
Non è facile creare una campagna pubblicitaria: occorre inventare immagini, slogan e contenuti, fissare le tempistiche e scegliere i mezzi di comunicazione giusti in base ai target ma l'elenco delle azioni richieste potrebbe continuare. Si tratta di pianificazioni che costano cifre impressionanti e le migliori Agenzie di pubblicità si configurano come vere e proprie industrie. Ma anche dei non-professionisti possono creare qualcosa di interessante e questo è certamente il caso di Greenpeace che ha inventato un detersivo che sporca molto bene ed è arricchito con ossidi d'Azoto (leggi di Equa Index che dice quanto inquinano veramente le auto). I media scelti per comunicarlo sono stati gli incroci di 23 città italiane e la forma, molto contemporanea, è il flash mob, effettuato qualche giorno fa.

IL DETERSIVO SPORCA

Il marketing fittizio è meno virtuale del Cacao Meravigliao di arboriana memoria perché il prodotto ha un nome non nuovo e conosciutissimo: Diesel. La provocazione è completato dallo slogan: 'Più sporco non si può', che campeggia sotto il nome commerciale.
 Il bollino a contrasto, un altro classico dell'advertising usato per mettere in risalto caratteristiche particolari, è eloquente: Con ossidi d'Azoto. Il comunicato stampa ha un incipit (con tanto di piccolo refuso) che non lascia dubbi: 'Il diesel è una vera minaccia i nostri polmoni. Proseguendo possiamo leggere che: "Se stamattina avete visto dei "promoter" ai semafori delle vie più trafficate o congestionate in città, erano i nostri volontari! Oggi infatti hanno ironicamente fatto pubblicità a un nuovo prodotto, un detersivo di nome "Diesel", testato sui nostri polmoni, che lava più grigio di ogni altro sapone, distribuendo volantini e piccoli ritagli di stoffa, brandelli di tessuti stesi all'aperto per settimane e ingrigiti dallo smog, per evidenziare quanto l'aria che respiriamo nelle nostre città possa scurire anche i capi più bianchi".

AUTOMOBILISTI A RISCHIO

L'attività di sensibilizzazione nelle 23 città italiane più trafficate è rivolta soprattutto agli automobilisti, categoria tra le più esposte alle emissioni del traffico veicolare (è per questo che i sensori della qualità dell'aria sono presenti nei climatizzatori anche delle auto compatte come la Renautl Captur dCi EDC provata su strada). Greenpeace li definisce: "protagonisti ma anche vittime di un sistema di mobilità costoso, malsano, inefficiente. La nostra attenzione infatti va in particolare a un inquinante specifico della mobilità a gasolio, il biossido di Azoto, che secondo l'Agenzia Europea per l'Ambiente è responsabile nel nostro Paese di oltre 17 mila casi di morte prematura l'anno".
In effetti i famigerati NOx alla cui famiglia appartiene anche il biossido di Azoto citato dagli ecologisti, sono accusati di causare pesanti danni alla salute al punto che l'Unione Europea ha fissato per loro dei limiti da non superare, pena l'irrogazione di sanzioni per chi li sfora per troppi giorni: l'Italia è fra i Paesi che rischiano grosse multe per questo motivo. Secondo l'Agenzia Europea per l'Ambiente essi causano nel nostro Paese oltre 17 mila morti premature l'anno.

STATI COMPLICI

Greenpeace fa presenti, forse generalizzando eccessivamente, i danni che le auto diesel arrecano all'ambiente e a noi, per non parlare del "disastro del Dieselgate". Questi guasti non sono da imputare a chi ha comprato e usato un'auto a gasolio, ma alle Aziende che hanno ingannato i consumatori e ai Governi che hanno consentito queste frodi. In effetti il Parlamento Europeo ha accusato più volte gli Stati di aver coperto i"trucchi" usati da molti Costruttori per imbrogliare sulle emissioni effettive nell'uso stradale. Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, ha dichiarato provocatoriamente: "Se quei veicoli avessero avuto problemi ai freni, agli airbag o cose simili sarebbero stati immediatamente richiamati dalle Case per controlli o sostituzioni. Invece hanno solo il 'piccolo difetto' di emettere un gas cancerogeno in quantità fino a 14 volte i valori dichiarati. E sono ancora sulle nostre strade, senza che nessuno prenda provvedimenti". In effetti il richiamo del Dieselgate sta andando avanti e non è del completamente corretto dire che tutti i diesel emettono oltre le norme: già nell'aprile del 2016 i risultati dei test svolti in Francia hanno evidenziato l'esistenza di diverse automobili che soddisfacevano i limiti Euro 6 anche nei test reali su strada. Greenpeace ha inoltre avviato una campagna per chiedere ai sindaci delle città più assediate dalle emissioni (Milano, Torino, Palermo e Roma) di impegnarsi per limitare progressivamente la circolazione dei diesel nelle città da loro amministrate fino allo stop definitivo. Anche in questo caso la generalizzazione sembra indiscriminata: esistono sistemi piuttosto efficaci per tenere entro i limiti, già oggi, gli NOx (leggi come funziona il sistema SCR) e quel che servirebbe davvero sarebbe la determinazione univoca di quali auto ne emettono troppi e quali no.

Pubblicato in Codice della Strada il 13 Novembre 2017 | Autore: Nicodemo Angì


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