Dal 2018 l'eCall sarà di serie, ma in Italia il numero unico di emergenza si ingolfa già

Il 112 non è mai stato un argomento felice in Italia ma è assurdo morire per i soccorsi che non arrivano, la Procura di Roma indaga sui disservizi

Dal 2018 l'eCall sarà di serie, ma in Italia il numero unico di emergenza si ingolfa già
Dal prossimo 31 marzo 2018 tutte le nuove automobili vendute sul territorio dell'Unione Europea dovranno essere, per legge, equipaggiate con i dispositivi eCall; si tratta di una misura approvata dal Parlamento Europeo è consentirà in caso di necessità di poter effettuare, anche in maniera automatica, una chiamata d'emergenza ai servizi di soccorso. L'obiettivo di questo upgrade della normativa è ovviamente volto a migliorare la sicurezza stradale sulle strade dei Paesi UE, ma all'atto pratico sono emerse gravi carenze organizzative, soprattutto in Italia. Il call center unificato, per quelle Regioni che lo hanno adottato, è spesso congestionato e la Procura di Roma ha aperto un'indagine per un capo d'accusa gravissimo.

CON LA CHIAMATA AUTOMATICA DATI ESATTI SULLE EMERGENZE DA RISOLVERE

Le chiamate di emergenza nei Paesi dell'Unione Europea hanno adesso tutte il medesimo numero per qualsiasi richiesta di soccorsi. Una telefonata al 112 viene accolta da una centrale operativa e in base alla tipologia di richiesta viene smistata al servizio di pronto intervento di competenza. Dalla prossima primavera tutte le automobili vendute nelle nazioni europee dovranno obbligatoriamente essere dotate del sistema di chiamata automatica eCall al servizio 112 il quale, in caso ad esempio di incidente, riceverà informazioni dettagliate sull'accaduto e soprattutto la posizione dei veicoli e delle persone coinvolte nel sinistro (Scopri quanto è durato l'iter giuridico per approvare l'eCall).

GESTIONE ALL'ITALIANA E IL LIVELLO DEL SERVIZIO CROLLA

L'Italia è stata tra le ultime nazioni a recepire la normativa del Numero Unico d'Emergenza, anzi per farla recepire la UE ha dovuto sanzionare il nostro Paese per l'indolenza dimostrata su una tematica così importante e relativa alla sicurezza pubblica. Sotto la minaccia di sanzioni ancor più pesanti (Leggi qui quanto è costato il ritardo italiano sul 112) sono stati attivati nel 2009 i call center unificati in sei province italiane e successivamente in altre zone del Paese. Il servizio è stato avviato secondo i dettami della UE ma sono emerse subito grandi e gravi lacune che, di fatto, stanno facendo crollare il livello dei servizi di emergenza italiani; invece di ottimizzare la gestione delle emergenze e di rendere più rapido l'invio dei soccorsi si è ottenuto il risultato opposto.

I DISSERVIZI FINISCO SULLE PAGINE DI CRONACA

La situazione del 112 è divenuta critica la scorsa estate per via dei numerosi incendi che hanno martoriato lo Stivale; migliaia di chiamate contemporanee hanno congestionato il servizio e le code d'attesa per chi magari chiedeva aiuto per emergenze di altro genere si sono allungate a dismisura. Eclatante è stato il caso del decesso di Gianfranco Ruggiu ad Albano Laziale, denunciato dal quotidiano la Repubblica; l'uomo, probabilmente per un serio malore, è caduto ferendosi e la figlia non è riuscita a parlare con gli operatori del soccorso se non dopo lunghi minuti d'attesa e al meno cinque chiamate. Altro caso giunto alle pagine di cronaca riguarda l'annegamento di un bimbo di 10 anni a Torino per il quale la chiamata è ai Vigili del Fuoco è stata girata dopo circa 15 minuti dalla prima richiesta di soccorsi al 112. Dopo la denuncia del quotidiano nazionale la Procura di Roma ha deciso di aprire un'inchiesta sul caso Ruggiu per omicidio colposo e chiarire le responsabilità dell'accaduto e svelare cosa non funziona nel nuovo sistema di gestione delle emergenze (In Italia troppi numeri per le emergenze, ma forse era meglio, leggi qui).

Pubblicato in Codice della Strada il 10 Ottobre 2017 | Autore: Gabriele Amodeo


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