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Al verbalizzante, in merito all'uso del telefono cellulare, deve essere attribuita fede privilegiata.

Corte Cassazione Civile, sezione seconda - Sentenza n. 4219/2011

Categoria: Sentenze e Leggi | 09 Marzo 2011
Circolazione stradale - Artt. 173 e 201 del Codice della Strada - Uso del telefonino - Mancata contestazione immediata - Ai fini dell'accertamento dell'infrazione di cui all'art. 173 del C.d.S., alle dichiarazioni del verbalizzante in merito all'uso del telefono cellulare deve essere attribuita fede privilegiata. Anche in caso di legittima mancata contestazione immediata.

RILEVATO IN FATTO

che il Consigliere designato ha depositato, in data 2 agosto 2010, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell'art. 380 bis cod. proc. civ.: "La s.r.l. B. M. di A., proprietaria dell'autovettura (OMISSIS) tg. (OMISSIS), ha proposto opposizione al verbale, elevato dalla Polizia municipale di (OMISSIS), con cui era stata ad essa contestata, quale responsabile in solido, la violazione dell'art. 173 C.d.S., commi 2 e 3 (utilizzo del telefono cellulare durante la guida).

Il Giudice di pace di (OMISSIS) ha accolto l'opposizione.

Il Tribunale di (OMISSIS), sezione distaccata di (OMISSIS), con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 16 giugno 2009, ha rigettato l'appello del Comune.

Ha rilevato il giudice del gravame che non bastava richiamare la fede privilegiata rivestita dal verbale di accertamento redatto dai vigili urbani per sostenere la fondatezza della contestazione, giacchè nella specie la visione della condotta era avvenuta da parte di agenti della polizia municipale procedenti in senso contrario, che si trovavano a loro volta su un'autovettura in movimento, di talchè il loro punto di osservazione era passibile di errore.

Per la cassazione della sentenza del Tribunale ha proposto ricorso il Comune, con atto notificato il 23 ottobre 2009, sulla base di due motivi.

L'intimata non ha resistito.

Il primo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697, 2699 e 2700 cod. civ., artt. 115 e 116 cod. proc. civ., e pone il quesito di diritto se, ai fini dell'accertamento dell'infrazione di cui all'art. 173 C.d.S., commi 2 e 3, alle dichiarazioni del verbalizzante in merito all'uso del telefono cellulare da parte del conducente del veicolo possa essere attribuita fede privilegiata anche in caso di legittima mancata contestazione immediata.

Il motivo è manifestamente fondato alla luce della recente pronunzia delle Sezioni Unite di questa Corte (sent. n. 17355 del 24 luglio 2009), secondo la quale nel giudizio di opposizione a verbale è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l'atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile contraddittorietà oggettiva, mentre è riservata al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova, la proposizione e l'esame di ogni questione concernente l'alterazione nel verbale, pur se involontaria e dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell'effettivo svolgersi dei fatti.

Tale pronunzia, superando il precedente e già prevalente indirizzo che ammetteva la contestabilità delle risultanze del verbale, ove aventi ad oggetto accadimenti repentini, rilievi a di distanza di oggetti o persone in movimento e fenomeni dinamici in genere, ha sancito la fede privilegiata ex art. 2700 cod. civ., in ordine a tutto quanto il pubblico ufficiale affermi avvenuto in sua presenza, con la conseguenza che anche nelle ipotesi in cui, come nella specie, si deducano sviste o altri involontari errori o omissioni percettivi da parte del verbalizzante è necessario proporre querela di falso (cfr., in termini, Cass., Sez. 2^, 11 gennaio 2010, n. 232).

Resta assorbito l'esame del secondo mezzo, relativo al vizio di motivazione.

Sussistono le condizioni per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio".

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio condivide argomenti e proposte contenuti nella relazione ex art. 380 bis cod. proc. civ., alla quale non sono stati mossi rilievi critici;

che il ricorso deve essere accolto;

che, cassata la sentenza impugnata, la causa - non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto - può essere decisa nel merito con il rigetto della proposta opposizione;

che le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la proposta opposizione al verbale.

Condanna la s.r.l. B. M. di A. al pagamento delle spese processuali sostenute dal Comune, che liquida, per la fase dinanzi al Tribunale, in Euro 600,00 di cui Euro 280,00 per diritti, Euro 220,00 per onorari ed Euro 100,00 per anticipazioni, oltre a spese generali e ad accessori di legge, e, per il giudizio di cassazione, in Euro 600,00 di cui Euro 400,00 per onorari, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Fonte - semaforoverde.it

di Redazione

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