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Truffe auto usate: tutti i dettagli dell'operazione Tom Tom

Bel colpo degli agenti contro una banda specializzata in truffe nella compravendita di auto usate. Tutti i particolari dell'operazione

Categoria: Attualità | 17 Marzo 2012
Truffatori in arresto

Si è conclusa con 23 arresti e altre 30 denunce un'operazione della Polstrada denominata Tom Tom. È stata neutralizzata una banda capeggiata da nomadi che ha perpetrato decine di odiose truffe a danno di ignari proprietari di automobili che cercavano semplicemente di venderle. Il meccanismo è ben noto: i malviventi contattavano persone che avevano messo in vendita la propria auto tramite inserzioni su internet. L'inganno era di solito messo a punto con modalità tali da renderlo credibile: per esempio, all'appuntamento si presentavano talvolta due sedicenti padre e figlia, o padre e figlio. Dopo aver aver concordato il prezzo, i truffatori esibivano un assegno circolare falso o appoggiato a un conto corrente bancario privo di fondi e dopo averlo consegnato al legittimo proprietario della vettura, si recavano in un'agenzia di pratiche auto dove quest'ultimo firmava un regolare atto di vendita. Dopodiché, i truffatori sparivano nel nulla con la vettura, che veniva rivenduta sollecitamente, talvolta in Paesi come Germania, Bulgaria e Lituania. Insomma, il solito copione che ricalca innumerevoli episodi segnalati dai lettori e dei quali SicurAUTO ha già parlato.

TECNICHE COLLAUDATE - La banda aveva messo in piedi un'organizzazione articolata che si serviva di numerosi componenti suddivisi in veri gruppi operativi che colpivano in varie zone d'Italia. La tecnica era ben collaudata (consultare la guida antitruffa di SicurAUTO): per impedire controlli sugli assegni, il "colpo" avveniva quasi sempre nel pomeriggio del venerdì, quando gli istituti bancari sono chiusi e tali rimangono fino al lunedì successivo, cosa che impedisce a chi riceva l'asegno di accertare se è autentico e coperto. In ogni caso, la Polstrada ha accertato che anche i titoli di credito falsi erano realizzati così bene da ingannare pure gli addetti agli sportelli bancari. Inoltre, i malviventi prediligevano agenzia di pratiche auto in grado di effettuare l'atto di vendita per via telematica e di rilasciare subito i documenti con il nome del nuovo intestatario, un componente-fiancheggiatore della banda capeggiata da Vincenzo Bevilacqua (la Polstrada di Pescara ha rivelato i nomi di tutti personaggi coinvolti), un nomade 47enne residente a Montesilvano (Pescara), la città che il sodalizio criminale aveva eletto a quartier generale della sua attività. Dopo il primo passaggio di proprietà, e comunque prima che il venditore potesse apprendere di essere stato truffato, per confondere le tracce ne seguiva subito un secondo, di solito a favore di un altro personaggio compiacente collegato alla banda. Tutte le pratiche auto, anche quelle per vetture di potenza elevata e quindi piuttosto costose in base all'Ipt, venivano pagate rigorosamente in contanti, a riprova delle notevoli disponibilità economiche della banda. La Polizia Stradale ha rintracciato finora ben 55 vetture (ma si ritiene che le truffe messe a segno siano molte di più), parecchie delle quali sono già state restituite ai legittimi proprietari. Il valore delle macchine recuperate viene ipotizzato in circa un milione di euro.

UN'OPERAZIONE BRILLANTE - Oltre al comando della Polstrada abruzzese, l'operazione Tom Tom ha richiesto il coinvolgimento di altri comandi, quelli di Campobasso, Chieti, Cuneo, Foggia, Potenza e Salerno, mentre le misure restrittive per gli indagati, richieste dal sostituto procuratore di Pescara Annalisa Giusti e dal gip Gianluca Sarandrea, sono state eseguite nelle province di Pescara, Chieti e Teramo. Il bilancio dell'operazione è di 14 persone sottoposte a custodia cautelare in carcere, tre all'obbligo di dimora, una all'obbligo di presentarsi all'autorità giudiziaria e cinque agli arresti domiciliari. S'è trattato di un'operazione complessa (è durata circa sette mesi), ben condotta e molto interessante sotto il profilo investigativo per le tecniche e le precauzioni impiegate. Le Forze dell'Ordine, infatti, erano da tempo sulle tracce della banda, ma il loro interesse primario, oltre a quello di neutralizzare tutti i componenti, era di salvaguardare le vetture. Per questo, una volta individuati i malviventi anche tramite appostamente e intercettazioni telefoniche, gli agenti hanno messo in atto un astuto stratagemma: li fermavano per normali infrazioni al Codice della Strada. Per esempio, in molti casi li hanno "pizzicati" perche l'auto oggetto della truffa non era coperta dall'assicurazione, immediatamente sospesa dal proprietario dopo la scoperta del raggiro. In altri casi, invece, i conducenti non erano in possesso di patente di guida perché mai conseguita o revocata. In base al Codice della Strada, entrambe le violazioni prevedono il fermo amministrativo del veicolo. In questo modo le vetture sono state sottratte ai malviventi senza che potessero sospettare di essere sotto controllo. Se ne sono accorti solo quando è scattato il blitz.

UN BEL LIETO FINE - Infine, in merito agli esiti dell'operazione, un cenno va fatto alla possibilità dei proprietari di riavere le loro vetture sottratte con l'inganno, quasi tutte seminuove, tra le quali una Fiat Panda, ma anche alcune Mercedes Slk, Ford Kuga e una Jaguar. Di solito, per le vittime di queste truffe può rivelarsi arduo rientrare in possesso delle auto, sia perché il fatto che prendano spesso la via dell'estero rende le indagini più complesse, sia, soprattutto, perché in caso di rivendita immediata e successivo ritrovamento, gli inquirenti, prima di restituirle al proprietario devono dimostrare che il nuovo acquirente le abbia acquistate in malafede, ossia che fosse a conoscenza della loro provenienza truffaldina. Se così non è, i giudici non possono sotrrarle a chi le ha legittimamente acquistate senza sospettare nulla. In questo caso, invece, è andata bene perché la banda, per piazzare rapidamente le macchine sui mercati esteri, le proponeva a prezzi inferiori a quelli di mercato servendosi di commercianti-esportatori, cioè di figure professionali che non possono certo sostenere di essere all'oscuro del loro valore reale. Quindi, gli inquirenti hanno avuto buon gioco a disporre il sequestro della macchine e la loro restituzione. Per molte di tali vetture il procedimento è già andato a buon fine, mentre per altre, già esportate, le indagini sono ancora in corso e le magistrature dei Paesi interessati devono ancora pronunciarsi. In ogni caso, si tratta di un successo rievante: questa volta, i delinquenti hanno incontrato qualcuno più furbo di loro.

di Riccardo Celi

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