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Tra Quattroruote e Federauto infuria la battaglia
La rivista pubblica un servizio che massacra le reti di vendita. Il presidente dei concessionari non ci sta. E scoppia una guerra cruenta
Nell'ambiente dell'automobile tiene banco lo scontro tra il direttore del mensile Quattroruote, Carlo Cavicchi, e il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi. Tra i due i rapporti già non eran idilliaci a causa delle diverse posizioni sui recenti aumenti di imposte e accise chea gravano sul settore auto. Le avvisaglie dello scontro sono arrivate con l'editoriale di Cavicchi pubblicato sul fascicolo dello scorso ottobre, il cui il direttore il direttore aveva tuonato contro le varie associazioni di filiera dell'automobile accusandole di non aver saputo bloccare l'azione governativa che in pochi mesi ha aumentato Ipt e Iva, accrescendo le difficoltà di un mercato dell'auto già in profonda crisi.
L'INCHIESTA DELLE POLEMICHE - A rincarare la dose è giunta, sullo stesso fascicolo di Quattroruote, un'inchiesta dalla quale venditori e concessionari, cioè le categorie che Federauto rappresenta, ne uscivano con le ossa rotte. Motivo: avevano rilasciato ai giornalisti di Quattroruote, in incognita e travestiti da clienti, 150 preventivi per l'acquisto di vari modelli di vetture, dei quali quasi un terzo erano stati giudicati inaccettabili per scarsa trasparenza, cattiva presentazione, mancato rispetto delle promozioni, indebiti arrotondamenti dei prezzi e presenza di sotterfugi a danno dei "finti" clienti. Insomma, l'inchiesta s'è trasformata in una mazzata per le già martoriate reti di vendita, ma a questo punto Pavan Bernacchi ha reagito. Come? Rilasciando un comunicato in cui ha tentato di limitare i danni per i venditori bocciati e stuzzicando un nervo sensibile della rivista mettendone in dubbio la trasparenza visto che, a precisa richiesta dello stesso Pavan Bernacchi, Cavicchi non avrebbe fornito copia dei preventivi incriminati per permetterne la verifica. A questo punto s'è scatenata, violentissima, la contro-reazione di Cavicchi, che in un editoriale al vetriolo apparso sul numero di novembre intitolato «Noi siamo trasparenti» e corredato da un'irriverente vignetta che ritrae un Pavan Bernacchi volante a mo' di pallone gonfiato, l'ha definito «incauto», «testardo», «sempre propenso a difendere gli interessi di categoria piuttosto che all'esame di coscienza», incline a «complicarsi la vita» e altre affettuosità del genere. Come gesto di sfida, Cavicchi, replicando che «Quattroruote trasparente lo è per storia e filosofia», ha poi annunciato la pubblicazione, sul sito della rivista, di tutti i 43 preventivi bocciati dall'inchiesta, invitando Pavan Bernacchi a controllarli e poi a scrivere un comunicato intitolato «Una volta di più, se stavo zitto era meglio». L'interessato ha risposto pochi giorni dopo con un comunicato dai toni accomodanti nel quale, dopo aver affermato che «la Casa costruttrice non può imporre i prezzi o gli sconti ai concessionari», che questi devono essere liberi di praticare al pubblico i prezzi che meglio ritengono» e che in caso contrario si avrebbe «una grave violazione del diritto della concorrenza», ha dichiarato la sua disponibilità «al confronto positivo con gli organi di informazione» e a un «convegno o un tavolo pubblico in grado di affrontare la discussione». Fin qui, la cronaca della scaramuccia, anche se in realtà pare che, dietro le quinte, tra i due contendenti siano volate parole ben più infuocate e addirittura minacce di querela. Ma al di là del gioco delle parti, vediamo un po' quali sono, a nostro parere, le debolezze di entrambi i contendenti.
GLI ERRORI DI PAVAN BERNACCHI... - Il direttore di Quattroruote non ha avuto del tutto torto nel definire «incauto» il presidente di Federauto nel suo tentativo di difendere la categoria che rappresenta. Non è un mistero, infatti, che molti venditori di auto (beninteso, non tutti, come ammette anche la stessa Quattroruote), quanto a qualità, professionalità e trasparenza, siano caduti in un abisso profondo quanto quello in cui è precipitato anche il mercato dell'auto. Su questo tema, Quattroruote ha ragione da vendere e anche SicurAUTO, in un articolo recente, s'è pronunciata sulle scarse attitudini consulenziali di molti "incaricati alla vendita" e sull'urgente necessità di riqualificarli. Infine, Pavan Bernacchi ha commesso in effetti un'imprudenza nel pretendere di farsi spedire i preventivi ottenuti dai giornalisti di Quattroruote, ancora di più se, come potrebbe anche sembrare, la sua richiesta puntava forse a insinuare il sospetto che i giornalisti non avessero effettuato tutte le 150 visite in incognita confluite nel servizio. Nessun giornalista e nessun direttore degni di questo nome rischierebbero di pubblicare un'inchiesta del genere inventandosi i risultati, soprattutto se questi si rivelassero un disastro per una parte degli "indagati".
...E QUELLI DI QUATTRORUOTE - La richiesta del presidente di Federauto di visionare i preventivi, benché forse incauta, non ha in sé nulla di scandaloso, né di irrispettoso. A meno che chi la riceve non si senta in diritto di far piovere le sue verità dall'alto o si ritenga illuminato dal dono dell'infallibilità. Questo diritto Quattroruote non ce l'ha (non ce l'ha nessuno, nemmeno SicurAUTO), e lo stesso vale per l'infallibilità. Quanto ai risultati dell'inchiesta, visto che i 43 preventivi ritenuti inaccettabili sono ora online, siamo andati a controllarli, scoprendo inesattezze e approssimazioni che hanno portato a stroncature sommarie dei preventivi che, a ragion veduta, non sembrano sempre giustificate. Purtroppo, però, chi si permette di scagliare pietre deve essere non solo preciso, ma precisissimo, e Quattroruote non lo è stato, a partire dal primo dei preventivi bocciati e riprodotti sul sito. Vediamone qualcuno nei dettagli:
- Preventivo n° 1, ottenuto da un concessionario Suzuki di Vercelli per una Swift 1.0. Al finto cliente che gli aveva chiesto una "L", il venditore aveva detto, sbagliando, che questa versione non era importata e aveva compilato il preventivo per una "Style". Giudizio di Quattroruote: «prezzo inferiore alla promozione» (dicitura già di per sé alquanto fuorviante: sarebbe stato corretto scrivere, per contrapposizione, «prezzo peggiore della promozione», visto che in base ai criteri dell'indagine, la lode si otteneva se il prezzo era «migliore»). Dunque, preventivo bocciato con il punteggio di mezza stella su cinque per il prezzo. Però lo sconto promozionale previsto dalla casa per la "L" era di 2.200, mentre quello offerto dal venditore sulla "GL" era di 2.500 euro, 300 in più. Per chiarezza, bisognava dirlo, ma Quattroruote non l'ha fatto.
- Preventivo n° 4, per una Nissan Juke 1.6 Visia a Roma, bocciato anche se perfettamente compilato. Il prezzo finale effettivo, 15.734 euro è «inferiore alla promozione»: secondo Quattroruote ci sarebbero 234 euro in più rispetto a quello promozionale di 15.500 euro, ma i conti non tornano, perché anche combinando variamente tra loro i 115 euro richiesti per la rottamazione dell'usato e i 181 delI'Ipt di Roma (corretta), in nessun caso la maggiorazione risulta essere di 234 euro. Inoltre, per differenze anche più contenute altri preventivi hanno meritato voti peggiori.
- Preventivi n° 8, 29 e 32, per l'acquisto di una Renault Clio 1.2 75 CV Yahoo, tutti ritenuti inaccettabili perché non includerebbero il navigatore e la radio che in base alla promozione, secondo Quattroruote, sono di serie. Purtroppo non è così: la pubblicità non parla di versioni "Yahoo", né di altre, ma solo di "Clio" e i due accessori sono di serie solo sulla versione "Dynamique". Tutte le Clio sono contraddistinte da un nome che identifica la versione e toccava ai giornalisti chiedere quale fosse quella precisa oggetto della promozione, ma poiché hanno chiesto evidentemente una "base", i venditori hanno correttamente offerto un preventivo per la Yahoo che nella gamma Clio è in effetti una "base", priva di radio e navigatore. Forse i "finti clienti" si sarebbero accorti che qualcosa non quadrava se si fossero chiesti come mai in uno dei tre preventivi stroncati, il n° 8, il prezzo finale scontato della Yahoo risultava addirittura inferiore a quello promozionale, ma non hanno approfondito, giudicando male tre preventivi sulla base di conclusioni discutibili. Certo, la pubblicità Renault non era chiara, ma sorprende che a cadere nell'equivoco siano stati proprio i giornalisti di Quattroruote sguinzagliati, a difesa dei consumatori, per scoprire le offerte poco chiare.
- Preventivo n° 11, per una Citroën C1 1.1 3p: bocciato con il giudizio di una sola stella perché il prezzo è "maggiorato" di 229 euro rispetto a quello promozionale. Ma allora perché promuovere con la sufficienza (2,5 stelle) il preventivo n° 12 per una ben più costosa Alfa Romeo MiTo dove la maggiorazione è di 204 euro, cioè quasi uguale?
- Preventivo n°15, per una Dacia Duster 1.6 4x2 "base" acquistata a Roma: bocciato perché «il prezzo è inferiore alla promozione». Quale promozione? Il prezzo di partenza riportato è esattamente quello di listino, sulla versione preventivata non era in corso alcuna promozione e nel conteggio non c'è neppure un euro di sconto; semmai c'è da restare perplessi su come mai il venditore non l'abbia concesso e perché i giornalisti non abbiano sottolineato la circostanza, non molto frequente in un mercato in crisi dove la guerra dei prezzi è una costante.
- Preventivo n° 18, per un'Opel Corsa 1.0 3p a Moncalieri: è incluso tra i bocciati perché «il prezzo è inferiore alla promozione» e perché «è solo per una vettura bianca». Giudizio sul prezzo: 2,5 stelle, «poco più che sufficiente». Eppure il prezzo corrisponde esattamente a quello della promozione, l'unico aggravio è di 160 euro per la rottamazione dell'usato, che però è un servizio che nessuna promozione dice debba essere gratis.
- Preventivo n° 42, per una Nissan Juke 1.6 Visia da un concessionario di Napoli. Quattroruote scrive che «la messa in strada è onerosa», giudica il prezzo con 2,5 stelle e stronca anche qui il venditore. La critica sulla messa in strada è immotivata, perché la somma di 792 euro è esattamente quella che prevede la casa ed è inclusa nel prezzo di listino "chiavi in mano" ufficiale che la stessa Quattroruote pubblica nelle pagine riservate al mercato. Inoltre, in altri preventivi per una vettura identica, appare lo stesso importo di 792 euro senza che i giornalisti abbiano trovato nulla da ridire.
UN DETTAGLIO IMPORTANTE - Insomma, inconguenze e approssimazioni sulle quali potremmo continuare. Se non lo facciamo è per non tediare i lettori, ma ci limiteremo a dire che sui 43 preventivi bocciati da Quattroruote, per ben 19, dati alla mano, non avremmo concordato affatto con i giudizi della rivista. Ma al di là di ciò, non si capisce se l'inchiesta, che aveva ufficialmente lo scopo di accertare la convenienza delle promozioni (il sommario della rivista recita testualmente: «Inchiesta sulle promozioni: convengono davvero?»), sia andata o no fuori bersaglio. In nessuna parte del testo dell'articolo, infatti, si danno giudizi sulla "convenienza" delle offerte, che viene riassunta nei voti sintetici delle tabelle, con stelline e colori, i quali, oltretutto, vengono dati in base a presupposti talvolta sbagliati. E le stelline con le quali vengono giudicati i preventivi si riferiscono alla loro convenienza, a come si presentano, alla loro trasparenza o a cos'altro? E se il criterio è quello della convenienza, perché il preventivo n° 15 è promosso con tre stelle anche se la Dacia Duster non gode di alcuno sconto né promozione? E proprio riguardo all'aspetto "promozioni", il servizio contiene un "peccato originale": nessun concessionario è obbligato a rispettare quelle delle case e quasi tutti gli annunci pubblicitari che le reclamizzano riportano una dicitura che suona più o meno così: «offerta valida presso i concessionari che aderiscono all'iniziativa» e spesso anche «offerta valida per i veicoli presenti presso la rete». Nell'inchiesta questa importante puntualizzazione avrebbe dovuto esserci. Invece manca del tutto, forse perché se ci fosse stata l'articolo stesso sarebbe risultato privo di buona parte della sua ragion d'essere.
LE "MAGGIORAZIONI"? STORIA VECCHIA - In più, il vero nocciolo della questione è che nella stragrande maggioranza dei casi i prezzi dei preventivi stroncati da Quattroruote non combaciano con quelli delle campagne promozionali semplicemente perché sempre più concessionari hanno preso l'abitudine di aggiungere a pié di lista i famosi "kit di sicurezza" (con varie denominazioni) non inclusi nei listini chiavi in mano, cioè il pacchetto che comprende triangolo, lampadine e giubbotto rifrangente, a volte conteggiato a prezzi piuttosto salati, come giustamente Quattroruote sottolinea. Lo stesso vale per gli arrotondamenti indebiti dell'Ipt. Abitudini, queste, entrambe deprecabili, ma che con le «promozioni inapplicate» c'entrano come i cavoli a merenda. Quella degli "arrotondamenti", inoltre, è una realtà che la rivista conosce da anni e che più volte ha sottolineato sulle sue pagine. Eppure, sui listini pubblicati in fondo a Quattroruote continua a comparire questa curiosa dicitura: «Il prezzo di listino è sempre consigliato, e non imposto dalla Casa, anche se è un punto di riferimento preciso». Che il prezzo non possa venire imposto è, per inciso, la stessa tesi sostenuta dal tartassato presidente di Federauto. Ma come la stessa inchiesta conferma, tale prezzo costituisce oggi un riferimento assolutamente impreciso perché ormai non ha più riscontri nel mercato reale. Tant'è vero che in fondo all'inchiesta la rivista fa cadere questa sorprendente domanda retorica: «Ma una volta non si parlava di prezzi chiavi in mano?». Appunto. Se ne parlava una volta, quando il termine aveva realmente un significato "omnicomprensivo" che oggi non ha più. Quindi, non bisognerebbe più parlarne. E allora, se proprio Quttroruote (anche in altre occasioni) ha rivelato che il prezzo "chiavi in mano" è ormai una giungla priva di certezze in cui le reti fanno ciò che vogliono e le case lasciano correre, perché continua a inserire nei suoi listini quell'inutile dicitura?
LE CASE CHE "ARROTONDANO" DI PIÙ - Come mai nell'inchiesta non compare nemmeno un preventivo per modelli di Bmw e di Mercedes, due case le cui reti di vendita, in fatto di maggiorazioni e arrotondamenti, sono delle vere campionesse che sui cosiddetti "prezzi chiavi in mano" applicano da anni sovrapprezzi non di pochi spiccioli, ma anche di migliaia di euro? E ancora, per quale motivo Quattroruote attacca solo venditori e concessionari senza nemmeno avanzare l'ipotesi che le politiche commerciali delle reti (e anche la formazione dei venditori) siano in realtà strettamente legate a quelle delle case stesse? Insomma, Quattroruote ha fatto bene a realizzare questa inchiesta, ma da un giornale così importante e storico ci saremmo aspettati qualche approfondimento in più.
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Valter triluca il giorno 25/11/2011 17:00 ha scritto:
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Già quando si entra in un autosalone e si chiede una brochure si nota che la richiesta da fastidio e spesso viene consegnato material obsoleto, per non parlare delle informazioni che vengono date.
E' ora che vengono assunte persone tecnicamente preparate e non solo il classico fumo e niente arrosto.