Porsche: ex CEO rischia 2 anni e mezzo di carcere e 1 milione di multa

L'ex CEO Wiedeking avrebbe fatto "carte false", secondo l'accusa, nel tentativo fallito della Porsche di divorare Volkswagen

Porsche: ex CEO rischia 2 anni e mezzo di carcere e 1 milione di multa
Ricordate la fallita scalata di Porsche verso Volkswagen, conclusasi con la fusione (in effetti il pesce grande mangiò quello piccolo) fra le due aziende? Non solo il cacciatore divenne preda ma è andato in tribunale, materializzato in Wendelin Wiedeking e Holger Härter, con la grave accusa di aver mentito agli investitori: ora l'accusa ha formalizzato la sua (pesante) richiesta.

MULTA MILIONARIA E CARCERE

I pubblici ministeri hanno chiesto per l'ex CEO Wiedeking 2 anni e 6 mesi di carcere e 1 milione di euro di multa, l'allora direttore finanziario Holger Härter se la caverà (si fa per dire) con 2 anni e tre mesi mentre Porsche SE rischia una sanzione di 807 milioni di euro. Il difensore di Wiedeking, Walther Graf, è si è detto sorpreso dalla lunga - tre ore - requisitoria del pubblico ministero e ha dichiarato: "Nel processo, non un singolo testimone ha sostenuto le accuse e i procuratori hanno fatto affidamento solo su elementi di prova contraddittori". Anche l'avvocato di Härter, Anne Wehnert, ha dissentito, sostenendo che le prove dell'accusa potrebbero essere interpretate anche in senso contrario; i commentatori non ritengono comunque molto fondata questa convinzione. La difesa finirà di esporre i suoi argomenti la prossima settimana e il presidente della Corte Frank Maurer dovrebbe emettere la sentenza all'inizio del mese prossimo, si parla di venerdi 4 marzo. Un verdetto di colpevolezza potrebbe costituire un precedente "pericoloso", dato che alcuni hedge fund potrebbero intentare cause per più di 5 miliardi di euro contro Porsche (leggi perché anche VW teme cause miliardarie dagli azionisti).

SULLE MONTAGNE RUSSE

La vicenda inizia nell'ottobre del 2008, quando Porsche comunicò non soltanto di detenere il 42,6% delle azioni di Volkswagen ma di controllare un altro 31,5% del capitale tramite stock option; l'Azienda dichiarò inoltre di voler arrivare sopra il 75% entro il 2009, una soglia cruciale per il controllo di una società per il diritto societario tedesco. Il caos è scoppiato perché Porsche aveva precedentemente negato di volere arrivare a quel fatidico 75% dei titoli Volkswagen. In questo modo i grandi investitori erano stati indotti a dare per certo che il titolo fosse robustamente sopravvalutato e avevano venduto indiscriminatamente allo scoperto (senza materialmente detenerle) azioni Volkswagen, dando per scontato un ribasso del titolo. Quando è arrivata la notizia della volontà di arrivare al 75%, i mercati hanno subìto uno shock tremendo, perché gli investitori si sono mobilitati per cercare di "coprire" con azioni reali le loro posizioni di vendita allo scoperto ma, a quel punto, rimanevano ben pochi titoli da comprare per concretizzare il loro panic buying. Il prezzo dei titoli Volkswagen è salito sopra i 1.000 euro la settimana successiva e la cosa diede alla società, anche se temporaneamente, la maggior capitalizzazione mondiale.

IL PATRIARCA E IL "GIOVANE"

In quei giorni si era nel pieno del crac innescato da Lehman Brothers e, mentre Volkswagen volava, gli altri precipitavano: Renault scendeva del 12,6%, Peugeot del 9,02%, Fiat cedeva l'8,2% e la più solida Daimler "limitava" le perdite ad un -7,39%. Nel terzo giorno del rallye VW cedette il 45% alla notizia che Porsche avrebbe messo sul mercato circa il 5% delle azioni, scatenando così un'ondata di vendite e ingenti perdite negli hedge fund. Durante le indagini si è poi venuto a sapere come la situazione finanziaria di Porsche si fosse grandemente deteriorata proprio per gli acquisti di titoli Volkswagen (i pubblici ministeri sostengono come le dichiarazioni di Porsche fossero state fraudolente perché essa era rimasta praticamente a secco e non sarebbe mai riuscita ad acquistare una partecipazione di controllo in Volkswagen) e la scalata, alla fine, si trasformò nell'acquisto di Porsche da parte di VW, un processo complicato che si concluse soltanto nel 2012. L'accusa afferma che in almeno cinque occasioni i due top manager avrebbero mentito sulle loro reali intenzioni, turbando così il mercato. Ma c'è anche uno scontro personale fra Wiedeking (parente dei Porsche) e Piëch, con il primo che aveva salvato Porsche grazie alla lean production di Toyota e l'aveva resa la Casa più redditizia al mondo. Piëch ha avuto il sopravvento (entrambi hanno sangue Porsche nelle vene, dato che la madre del patriarca era una figlia di Ferdinand che sposò un Piëch) ma le convulsioni fra Volkswagen e Porsche (Porsche ha chiesto spiegazioni ad Audi per le emissioni fasulle del TDI 3.0) non si sono ancora sedate, dato che l'erede di Winterkorn sul trono di VW viene da Porsche (leggi delle dimissioni di Winterkorn per il Dieselgate).

Pubblicato in Attualità il 19 Febbraio 2016 | Autore: Nicodemo Angì


Commenti

orazio adolfo bacci il giorno 23 Febbraio 2016 ha scritto:

C'è mancato poco che la Porsche divorasse la VWagen!

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