Petrolio mai così giù da 12 anni: quali ripercussioni per l'economia?

Il greggio è sceso a 28 dollari/barile, con l'incremento dell'offerta che sta scatenando caos vista la ridotta domanda e progetti di estrazione futuri

Petrolio mai così giù da 12 anni: quali ripercussioni per l'economia?
Petrolio a picco. Sarà per il calo della domanda da parte della Cina, per la super estrazione in Usa, per la politica aggressiva dell'Opec, comunque il crollo del barile è impressionante, specie se si legge questo nostro post di qualche tempo fa. E ora la fine delle sanzioni in Iran, che aumenterà così le sue esportazioni in un mercato già inondato dalla sovrapproduzione, assesta un nuovo colpo alle quotazioni del petrolio. Il Brent scende, per la prima volta dal novembre 2003, sotto i 28 dollari al barile cedendo il 4,4% a 27,67 dollari. E pensare che qualche Cassandra aveva pronosticato la fine del petrolio (vedi qui), quando l'offerta è tale da far andare a picco il prezzo.

QUALI SCENARI

Con il crollo del petrolio, se è vero che il pieno costa meno, è altrettanto vero che le Borse mondiali hanno perso 5.000 miliardi di euro da inizio anno. Molti Paesi sono in sofferenza dal punto di vista commerciale. Mentre le grandi aziende petrolifere licenziano e tagliano gli investimenti: è ovvio, cala la domanda, e l'offerta è troppa. Specie negli Stati Uniti. Mentre i fondi sovrani dei Paesi arabi svendono azioni anche europee. Gli Stati Uniti sono diventati grandi produttori di petrolio grazie alla tecnica della frantumazione idraulica: si ricava petrolio e gas dalle rocce di scisto. Lo fanno parecchi colossi, però indebitati sino al collo (pratica diffusissima in America) per avviare quel tipo di produzione. Che funziona, ma non rende a sufficienza, visto che la domanda cala, e l'Opec abbassa il prezzo di continuo per fare una concorrenza spietata agli States. 

ANALISI SUL PREZZO

Jean-Michel Bezat (Le Monde), in un articolo ripreso da internazionale.it, sostiene che il giusto prezzo del petrolio sia quello che garantisce la redditività degli investimenti di produzione senza intaccare la domanda. E che garantisca l'equilibrio finanziario dei Paesi produttori senza penalizzare l'economia dei Paesi importatori. Per molti analisti, questo prezzo dovrebbe attestarsi attorno ai 70 dollari, lontano dai 90-100 rivendicati dall'Arabia Saudita all'inizio del decennio.

ANNO DELL'EQUILIBRIO?

Tuttavia, il 2016 "è l'anno in cui inizia il processo di riequilibrio della produzione globale di petrolio": questa la previsione dell'Opec che nel rapporto mensile precisa anche di attendersi che la produzione dei Paesi non Opec subirà un taglio di 660.000 barili al giorno. La riduzione più marcata riguarderà gli Stati Uniti con un calo produttivo stimato in 380.000 barili. L'Organizzazione calcola che nel 2016 i 13 Paesi Opec, inclusa l'Indonesia, dovranno pompare in media 31,6 milioni di barili al giorno, un livello più alto rispetto alla domanda di 29,9 milioni di barili registrata nel 2015. Nel rapporto non si fa riferimento al ritorno del flusso di greggio dall'Iran dopo la fine delle sanzioni: Teheran punta su un export di 500.000 barili al giorno, per poi aumentarlo di altri 500.000 barili al giorno nell'arco di sei mesi. Totale, 1.000.000 di barili. Qualcuno in Usa trema...

Pubblicato in Attualità il 19 Gennaio 2016 | Autore: E.B.


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