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Omicidio stradale: il ministro della Giustizia tira il freno

In un'audizione alla Camera, Paola Severino ha manifestato il timore che l'introduzione del nuovo reato porti più danni che vantaggi

Categoria: Attualità | 29 Marzo 2012
Il ministro della Giustizia Paola Severino

Il ministro della Giustizia Paola Severino ha espresso una serie di dubbi sull'introduzione del reato di omicidio stradale nell'ordinamento italiano. L'ha fatto durante un'audizione alla commissione Trasporti della Camera che sta esaminando le possibili modifiche al Codice della Strada. Le sue perplessità, che si aggiungono a quelle espresse dal collega dei Trasporti e delle Infrastrutture Corrado Passera, sono una specie di doccia fredda per tutti coloro che vedono con favore la novità che, a loro parere, permetterebbe alla giustizia maggiori possibilità di perseguire i responsabili di tante stragi della strada e di applicare loro le pene adeguate.

UN RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE? - Il ministro ha suggerito alla commissione di riflettere bene sulla materia, ipotizzando che inventare una nuova fattispecie di reato "etichettandola" con il termine di omicidio stradale potrebbe essere controproducente e portare a risultati esattamente opposti a quelli che si volevano ottenere, cioè a un numero maggiore di colpevoli in libertà. "Il problema è sempre quello di stabilire se in un omicidio c'è la colpa oppure il dolo - ha dichiarato Severino - e la soluzione è difficilissima. Nel nostro ordinamento esistono solo due tipi di omicidio, quello colposo e quello doloso. Questa distinzione il legislatore non potrà mai farla in termini astratti perché a distinguere il dolo eventuale dalla colpa cosciente sono le circostanze in cui il fatto si è realizzato, che non potranno mai essere indicate in una sola norma. Il concetto di omicidio stradale, così come è stato proposto, rientrerebbe in quello doloso. Ma se il magistrato non dovesse ravvisare il dolo, sarebbe poi costretto ad assolvere l'imputato per non aver commesso il fatto". La puntualizzazione del ministro è condivisibile, soprattutto se si considerano le parole che l'hanno accompagnata: "Io non sono favorevole né contraria al reato di omicidio stradale. Sul tema, condivido tutte le esigenze di carattere sociale e capisco che bisogna trovare una soluzione, ma questa non deve peggiorare la situazione esistente".

IL DIBATTITO È SEMPRE APERTO - Insomma, il dibattito sulla questione "omicidio stradale sì o no" si arricchisce di nuovi elementi sui quali discutere, ai quali chi scrive ne aggiunge uno già ricordato in un precedente articolo: le stragi, gli incidenti e gli episodi luttuosi non avvengono solo sulle strade, ma anche in mare, in cielo, sul lavoro e in numerosi altri contesti caratterizzati dalle molteplici attività umane e non per questo si può creare una nuova tipologia di reato per ciascuno di tali contesti, né si può, per così dire, conferire dignità di reato specifico a una certa tipologia di evento solo perché questo avviene in un ambiente, appunto quello della strada, caratterizzato da un numero di vittime maggiore di quello che si registra in altri. La soluzione da perseguire, forse, è quella suggerita dalle parole del ministro stesso: "Nonostante sia stato varato in anni oscuri, il nostro Codice è uno dei più belli esistenti e ha già dato strumenti molto più validi che negli altri Paesi. Forse il problema risiede nell'adeguatezza dell'applicazione".

di Riccardo Celi

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