L'Italia spende 30 miliardi per le auto nuove: dati del rapporto Arval

Arval Italia ha pubblicato il Corporate Vehicle Observatory: l'automotive cresce e gli italiani hanno speso 30 miliardi nel 2015 per le auto nuove

L'Italia spende 30 miliardi per le auto nuove: dati del rapporto Arval
La crisi globale, iniziata quasi 10 anni fa con il tracollo dei mutui subprime c'è stata, è durata a lungo ed è stata molto pesante ma sembra sia stata finalmente superata. La ripresa sembra essere arrivata in Italia e a beneficiarne è anche il mercato auto, come dimostrato dalla lunga fila di mesi positivi inanellata dalle vendite delle automobili (anche luglio, nonostante le distrazioni delle vacanze, è stato positivo). Per saperne di più possiamo leggere il rapporto CVO il cui autore, Arval, conosce molto bene la materia essendo una grande società di noleggio di flotte aziendali.

CI SIAMO ANCHE NOI

L'economia italiana è cresciuta più lentamente rispetto alla media degli altri Paesi ma negli ultimi anni il settore automotive è apparso in evidente crescita. Purtroppo i dati di Arval si riferiscono al 2015 ma sappiamo bene che anche il 2016 ha confermato la tendenza positiva (leggi che il mercato auto Italia ha chiuso il 2016 a oltre 1,8 milioni di auto). Dicevamo del 2015: anche quell'anno si è chiuso con un aumento delle immatricolazioni di automobili nuove, tendenza evidenziata anche dalla spesa complessiva per l'acquisto. I 30,4 mld di euro rappresentano infatti un +20% rispetto al 2014; il prezzo medio d'acquisto è stato di 19.096 euro e lo svecchiamento del parco, con conseguente radiazione delle auto più inquinanti e l'immissione alla circolazione di vetture con le certificazioni più moderne, ha consentito poi un consistente calo nominale delle emissioni di CO2: -21% negli ultimi 7 anni.

PERCENTUALI E VALORI ASSOLUTI

Nel 2015, a livello mondiale, sono stati venduti quasi 90 milioni di autoveicoli, un dato poco inferiore a quello del 2016, che è reperibile nell'articolo dedicato all'industria automotive che cambia pelle e cresce del 30%. L'Europa, con oltre 19 milioni di unità, è il terzo mercato dopo l'Asia/ Oceania/ Medio Oriente (quasi 43,9 milioni) e l'America, che ha immatricolato più di 25,2 milioni. Nel 2015 l'Europa è cresciuta del +2,4%, arrivando ad uno share pari al 21,2% del totale mondiale e tra i Paesi europei è proprio l'Italia ad ottenere la crescita più elevata: +15,6%.
Un buon dato ma i circa 1,57 milioni di immatricolazioni sono lontani dalle vendite della Germania (sopra i 3,5 milioni) e del Regno Unito, che ha sfiorato i 3,1 mln. Se guardiamo però il rapporto veicoli/abitanti risaliamo subito sul podio: il nostro Paese, con 687 veicoli ogni 1.000 abitanti, e secondo solo agli USA, che ne ha 808. Passando ai costi di esercizio nel 2015 sono diminuiti dell'11% rispetto al 2012, scendendo a 148,1 mld di euro, principalmente per il calo del costo del carburante dovuto al petrolio debole: i 35,4 mld di euro corrispondono ad calo del 26% rispetto al 2012. La principale voce di costo è l'acquisto e gli interessi del finanziamento, pari a 50 mld di euro; in calo anche le spese per l'assicurazione.

LA COMPETIZIONE CI VEDE SVANTAGGIATI

Le immatricolazioni di auto nuove destinate al noleggio (nel 2015 sono state quasi 314 mila, in crescita del +19% rispetto al 2014) hanno rappresentato circa il 20% del totale nazionale, una buona prestazione dovuta soprattutto incremento dei settori del noleggi a lungo e breve termine. Questo incremento ha contribuito a portare le immatricolazioni intestate alle società al 36% del totale nel 2015, una percentuale nettamente inferiore a quella della Germania (66%), del Regno Unito (54%), della Francia (49%) e della Spagna (44%).Tra i principali motivi spicca il diverso trattamento fiscale: in Italia la detraibilità dell'IVA è stata del 40% contro il 100% di altri Paesi europei e la deducibilità è pari al 20%, contro il 100% degli altri paesi europei (leggi il confronto fra Italia e Germania nel 2013). Questa disparità, attenuata l'anno scorso con il super ammortamento al 140% del valore del bene, è un'ulteriore zavorra per la competitività delle nostre Aziende rispetto a quelle di altri Paesi europei, che godono di un regime fiscale più favorevole.

Pubblicato in Attualità il 08 Agosto 2017 | Autore: Nicodemo Angì


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