L'industria mondiale cambia pelle e cresce del 30% in 10 anni

La geografia dell'automotive cambia: l'Occidente pesa meno e crescono molto i Paesi emergenti. Il recupero della crisi continua, bene FCA in Francia

L'industria mondiale cambia pelle e cresce del 30% in 10 anni
Cosa dire dell'industria automotive? Una delle prime cose che viene in mente è che è un settore con un peso globale molto alto, fatto di decine di milioni di veicoli consegnanti e di un parco circolante ben al di sopra del miliardo di unità. Un comparto incredibilmente grande che però si muove ad una certa velocità, dato che in pochi hanno ha cambiato numeri, Paesi e aree guida. Mercati che erano floridissimi ora ristagnano e altri assumono un'importanza crescente, a volte non preventivata (leggi quante automobili si vendono in giro per il mondo). Per capire meglio cosa succede in questo vorticoso giro d'affari e come sono andate le cose nel 2016 risulta molto utile un dossier, ricco di dati e proiezioni, preparato dall'ANFIA, l'Associazione che raccoglie gli operatori della filiera automotive italiana.

SI CRESCE E SI CAMBIA

Le cifre che scorrono davanti ai nostri occhi sono imponenti: in 10 anni, dal 2007 al 2016, la domanda mondiale di autoveicoli è aumentata di più del 30%, passando da 72 a 94 milioni di unità. Altrettanto importante è il cambiamento a livello di localizzazione delle vendite. I Paesi industrializzati e storicamente "motorizzati" hanno visto ridurre il peso dei loro mercati, con uno share che è sceso dal 57% al 44%: un calo del 13% che è quasi perfettamente simmetrico al guadagno dei Paesi del cosiddetto BRIC (Brasile, Russia, India e Cina).
Questo gruppo di Nazioni ha infatti registrato un impetuoso aumento della domanda, cresciuta del 118% rispetto al 2007 e quindi in grado di trascinarne lo share dal 23% del 2007 al 37% dell'anno scorso.

ANNI DI CRISI

Una crescita del 30% è notevole ma il suo andamento è stato tutt'altro che lineare: i Paesi industrializzati, per esempio, (Europa Occidentale, USA, Canada e Giappone) hanno sperimentato nel 2016 lo stesso volume di vendite del 2007, ossia circa 41 milioni di unità, un recupero che si è completato dopo il crollo degli anni 2009-2011 a quota 33 milioni. I Paesi del gruppo BRIC hanno visto invece la loro domanda crescere fino al 2014, grazie soprattutto ai contributi di Cina e India dato che Russia e Brasile hanno iniziato a contrarsi dal 2013. L'area BRIC, nel 2016, è in recupero sul 2015 (i volumi dell'anno sono in diminuzione del 2% rispetto al 2014) e, grazie ad un incremento del 9,5%, totalizza oltre 35 milioni di autoveicoli venduti. Considerando il resto del Mondo si rileva che la domanda di autoveicoli evidenzia una battuta d'arresto nel 2009 ed una moderata crescita fino al 2016 ma senza superare mai i 18 milioni di unità. Dettagliando meglio si vede che i Paesi del Centro-Sud America rallentano ancora nel 2016 (-10,2%) rispetto ad un 2015 già in calo, mentre l'area ASEAN (Association of South-East Asian Nations) ha evidenziato una flessione del 2015 rispetto al 2014 ed un recupero del +3,2% nel 2016.
Appare Impressionante la crescita della motorizzazione nei grandi Paesi emergenti: la Cina è passata da 21 milioni di autovetture nel 2005 a 136 nel 2015, l'India da 8 a 22 milioni (il mercato indiano interessa molto a Kia che farà lì una mega fabbrica), il Brasile da 19 a 36 milioni, la Russia da 26 a 44 milioni e il Messico da 14 a 27 milioni di automobili.

MILIARDI DI AUTO E QUOTE DI MERCATO

La stima del parco circolante mondiale per il 2016 è di 1,3 miliardi di autoveicoli (+6,6% rispetto al 2015), nel quali le automobili pesano per 1 miliardo. Restringendo il campo ai Paesi UE si può dire che l'età media delle auto circolanti è salita a 10,7 anni (era di 8,4 anni nel 2007) delle quali il 5,6% è ad alimentazione alternativa. Questa percentuale scende al 2% negli autobus e all'1,6% nei veicoli commerciali leggeri: si tratta di mezzi che circolano molto nelle città e che fanno parte della questione dello sviluppo sostenibile dei trasporti. I Paesi nei quali il trasporto privato è cresciuto molto in poco tempo sono purtroppo sedi di "problemi ambientali" pressanti e pericolosi: l'esempio della Cina è emblematico (leggi che verrà dalla Cina la scossa per le auto elettriche). La Vecchia Europa rimane comunque un'area molto importante anche se ancora in affanno rispetto agli anni ante crisi. Nel 2016 sono stati venduti in Europa 20,14 milioni di autoveicoli (+6% sul 2015), dei quali 17,29 milioni di auto (+5,8%) e 2,85 milioni di veicoli commerciali-industriali leggeri e pesanti (+8,5%); questa massa di veicoli è però il 13% in meno rispetto al venduto del 2007 (leggi del boom delle KM 0 in Europa a giugno del 2017. Consentiteci, in chiusura, un po' di nazionalismo (anche se "internazionale", visto l'assetto di FCA): nel luglio di quest'anno le immatricolazioni delle auto in Francia sono aumentate del 10,9% e le beniamine d'Oltralpe hanno superato il mercato: Peugeot ha fatto segnare +12,71% e Renault +13,08%. Bene: FCA ha fatto ancor di più, aumentando del 14,23%: meno del + 22% di Toyota ma meglio del gruppo Volkswagen, leader dei marchi esteri, che è salito del 12,8%. Nei primi sette mesi del 2016, la quota di mercato di FCA è salita al 4,24% dal precedente 3,93%, cosa che ha consentito di mettersi alle spalle Ford e Bmw

Pubblicato in Attualità il 07 Agosto 2017 | Autore: Nicodemo Angì


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