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In pattuglia con la Polstrada: prima puntata a Fossano

Abbiamo affiancato gli agenti della Polizia Stradale di Cuneo durante un turno di servizio. Ecco com'è andata

Categoria: Attualità | 19 Dicembre 2011 | Riccardo Celi
In pattuglia con la Polstrada

Qualche giorno fa avevamo dato notizia di una nuova iniziativa di SicurAUTO denominata "In pattuglia con la Polstrada", con la quale intendiamo raccontare ai lettori come si svolge l'attività quotidiana di una o più pattuglie della Polizia Stradale nel controllo della circolazione e della sicurezza stradale, nonché nella repressione degli abusi. Il primo appuntamento l'abbiamo avuto il 5 dicembre con una pattuglia della Polstrada di Cuneo (l'intera struttura è al comando del vice-questore aggiunto Franco Fabbri) impegnata nei controlli ai veicoli pesanti.

PRIMA "PALETTA" ALLE 08:30 - L'appuntamento con la "pattuglia V317" è in una piazzola sulla tangenziale di Fossano, a circa 27 km da Cuneo. La sigla della pattuglia non è altro che una lettera convenzionale (V sta per "Verona") seguita dalle ultime tre cifre della targa della vettura, un'Alfa Romeo 159 Sportwagon. Parcheggiata l'auto in una zona di sicurezza e indossato il giubbino rifrangente (utile, oltre che obbligatorio) assistiamo ad succinto "briefing" su come si svolgerà l'attività della giornata e insieme al capo-pattuglia (che "batte" le strade del territorio da ben 23 anni) e al suo gregario iniziamo la giornata. Entrambi indossano il giubbotto antiproiettile e il secondo imbraccia saldamente il suo Beretta PM12S. Precauzioni indispensabili e sensate: sono pur sempre agenti di Polizia e, Codice della Strada a parte, potrebbe rendersi necessaria anche una più pericolosa attività repressiva contro la criminalità. Gli agenti della Polstrada, infatti, oltre al rischio di essere coinvolti in un incidente stradale, sono esposti anche a quello di conflitti a fuoco o ad altre reazioni di eventuali delinquenti fermati. Il capo-pattuglia non è certo uno che perde tempo e infatti, dopo che il gregario s'è posizionato, fa partire la prima "paletta" nei confronti di un grosso Tir, una motrice Iveco Stralis con rimorchio e targa italiana, che rallenta e accosta immediatamente. Alla guida c'è un cittadino ungherese che mostra di masticare assai poco l'italiano, ma che comunque, a richiesta, esibisce prontamente i documenti. Dopo un rapido esame, veniamo così a sapere che il veicolo è di proprietà di un'azienda italiana, ma è stato noleggiato a un'altra per trasportare un carico di plastica in granuli.

NIENTE IMBROGLI AL "CRONO" - I documenti personali dell'autista sembrano a prima vista in ordine e quelli del veicolo anche, con la revisione periodica effettuata regolarmente. Lo Stralis, poi, è "pulito", nel senso che non ha a bordo alcun marchingegno per "imbrogliare" il cronotachigrafo (in questo caso di tipo analogico) e fargli credere che il Tir sia in sosta mentre invece sta macinando chilometri. Insomma, non c'è alcuna violazione alle leggi che impongono al conducente i dovuti periodi riposo in alternanza a quelli trascorsi al volante. Seguono altri controlli. Il capo-pattuglia, rivolgendosi all'autista ancora in cabina, pronuncia in inglese una sola parola: "twentyeight". Non c'è bisogno di dire altro: il conducente afferra al volo il termine gergale, evidentemente diffuso tra i camionisti, e capisce che l'agente pretende di controllare tutti i dischi del cronotachigrafo relativi ai 28 giorni precedenti, che secondo la legge devono essere tenuti a bordo. Dopo averli ottenuti ed essersi avvicinato all'Alfa 159 che staziona con il portellone aperto e un mini-tavolino estratto, li controlla uno a uno e scopre qualcosa che non quadra: per almeno un giorno, il cronotachigrafo risulta disattivato, e ciò non è regolare, a meno che non vi sia una spiegazione. Tuttavia, l'autista ungherese esibisce un documento che giustifica l'interruzione per quel giorno. Il documento è sotto forma di modulo standard europeo ed è conforme alle disposizioni, quindi è tutto regolare. Di conseguenza, l'agente appone una dicitura sul disco che testimonia del controllo eseguito e fornisce ad eventuali future pattuglie la giustificazione del perché il cronotachigrafo è stato aperto. Tale circostanza potrebbe suscitare perplessità e sospetti in altri agenti della Polstrada e in Francia è addirittura proibita e sanzionata. Quindi, se l'agente non apponesse sul disco la prova dell'avvenuto controllo, il conducente del Tir potrebbe trovarsi nei guai se, impegnato in un trasporto su suolo francese, venisse fermato dalla polizia di quel Paese.

PROBLEMI DI "LICENZA" - Quel che invece non è regolare è la cosiddetta "Licenza Comunitaria", un documento rilasciato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e che è obbligatorio per chi effettua tratte internazionali. La licenza deve essere conservata a bordo del veicolo in originale o in copia conforme. Sul Tir dell'ungherese, invece, c'è solo una semplice fotocopia, anche se timbrata dall'azienda e firmata dal suo amministratore. L'agente non ritiene il documento conforme a quanto dispone l'art. 46 della legge 298 del 6 giugno 1974, che parla chiaro: ci vuole proprio l'originale o una copia conforme. La sanzione prevista è di 4.130 euro e ce n'è anche una accessoria forse ancora più severa: il fermo amministrativo del veicolo per tre mesi. In pratica, il viaggio del Tir sulle strade italiane finisce qui. A questo punto il capo-pattuglia, che evidentemente ha una lunga esperienza alle spalle, mi dice che probabilmente non riusciremo a fermare altri veicoli, perché le pratiche burocratiche legate a questo singolo controllo lo impegneranno per il resto della mattinata. Un'ulteriore verifica accerta poi che c'è un'altra irregolarità nel cosiddetto "CMR" (la sigla è l'acronimo di "Convention Marchandises Routières", la convenzione che regola il contratto di trasporto internazionale delle merci su strada), cioè la cosiddetta "lettera di vettura camionistica" che deve accompagnare tutte le merci viaggianti in Europa. In questo caso, nella "lettera" di bordo manca il nome del vettore e ciò costituisce una violazione dell'art. 6 del decreto legislativo n° 286 del 21 novembre 2005, che prevede una sanzione di altri 640 euro.

FALSO DOCUMENTALE - Non è anora finita: tornato presso la vettura, l'agente estrae dal bagaglialo della 159 una piccola valigetta che contiene il cosiddetto "Kit del falso documentale", ossia una serie di strumenti ottici che consentono di accertare se la patente di guida o altri documenti sono stati o meno falsificati. L'esame è rapido, ma minuzioso: avviene grazie a una minuscola lente di ingrandimento e a un altro dispositivo che fa parte del kit, un illuminatore con "lampada di Wood", una particolare sorgente luminosa che mette raggi ultravioletti in grado di evidenziare le contraffazioni rendendole luminescenti. L'agente dichiara che i documenti dell'autista ungherese, rilasciati sotto forma di card, sono autentici. E a proposito di dotazioni, possiamo constatare che sia il bagagliaio della 159 sia i sedili posteriori sono stracolmi: tra palette, valigie, torce e dispositivi, quasi non c'è un centimetro cubo di spazio libero. Problema comune a tutte le pattuglie, "costrette" a viaggiare con bagagli ingombranti e pesanti lasciati alla rinfusa sul sedile posteriore, pronti però a trasformarsi in pericolosi macigni in caso d'incidente.

ARRIVANO I VERBALI - A questo punto inizia la procedura di verbalizzazione delle infrazioni che terrà impegnato il capo-pattuglia per una buona mezz'ora, mentre nel frattempo il gregario continua a stazionare poco lontano con il mitra spianato. Ovviamente il tutto avviene nella piazzola, tra il frastuono e le raffiche di vento gelido generate dai veicoli in transito. Tra le procedure da seguire, il capo-pattuglia non trascura di telefonare all'azienda che ha spedito la merce. L'agente spiega al suo amministratore delegato che ha dovuto comminare delle sanzioni che comprendono anche il fermo del veicolo e ne spiega i motivi, ma la persona all'altro capo della linea fa capire che, come ha già fatto in passato, impugnerà gli eventuali provvedimenti sanzionatori, un atteggiamento di fronte al quale l'agente non può che confermare di dover agire in base alle leggi che pongono il veicolo controllato in posizione irregolare dal punto di vista amministrativo.

VERSO IL DEPOSITO - Terminata la compilazione dei verbali, il capo-pattuglia spiega all'autista ungherese di mettersi alla guida del suo veicolo e di seguirlo presso la vicina depositeria giudiziaria di Fossano dove il Tir verrà immobilizzato per 90 giorni. Anche noi risaliamo in auto e ci accodiamo. Giunti al deposito, il capo-pattuglia sale sulla grossa cisterna e procede al controllo del carico, che risulta effettivamente costituito di materie plastiche in granulato, come dichiarato dai documenti di trasporto. Per fortuna è davvero così, altrimenti sarebbe stato sequestrato anche il carico che invece, in questo caso, potrà essere asportato dal Tir e, mediante un altro veicolo, potrà proseguire il viaggio fino a destinazione. Nel frattempo, l'agente gregario ha preparato un prestampato con la dicitura "Veicolo sottoposto a fermo in base all'art. 214 del Codice della Strada". Il foglio, inserito in una busta di plastica anti-effrazione, viene applicato sul parabrezza della motrice e affrancato da un mini-sigillo costituito da una strisciolina di alluminio (per intenderci, del tipo di quello usato per la "vignette" obbligatoria sulle autostrade svizzere). Ovviamente, il sigillo andrà in pezzi se qualcuno tenterà di rimuoverlo, un'azione che costituisce tra l'altro reato penale e comporta una sanzione da 714 a 2.759 euro. Il Tir ora è ufficialmente immobilizzato e al vettore è solamente concesso di inviare un altro veicolo per trasbordare eventualmente il carico. Sono le 12.20, il controllo è ormai concluso e anche il turno della "Pattuglia V317" è quasi giunto al termine.

QUATTRO ORE PER UN SOLO CONTROLLO - Va rilevato che in un'intera mattinata, cioè in un periodo di quasi quattro ore, è stato controllato un solo veicolo, che oltretutto era in posizione irregolare solo dal punto di vista strettamente amministrativo. Insomma, non sono state rilevate ulteriori infrazioni riguardanti la motrice, il conducente o il carico, cose che avrebbero certamente prolungato la durata dell'intera operazione. Tutto ciò dà l'idea dell'enorme mole di lavoro e della complessità (soprattutto dal punti di vista burocratico) dei controlli affidati quotidianamente alla Polizia Stradale. Quasi 5 mila euro di multe e in più il fermo del mezzo per tre mesi sembrano un'enormità, ma va tenuto conto che gli importi delle sanzioni sono stabiliti secondo un protocollo internazionale accettato dai Paesi membri dell'Unione i quali, così facendo, intendono scoraggiare la concorrenza sleale che certe aziende di trasporto un po' "opache" esercitano nei confronti di quelle che invece osservano scrupolosamente le leggi. Restate sintonizzati con noi per scoprire altre operazioni della Polstrada seguite sul campo.

  1. Red October il giorno 19/12/2011 11:15 ha scritto:
    Ottima iniziativa e completo reportage, tuttavia devo ammettere quanto tristezza, nonchè rabbia, mi abbia suscitato la frase probabilmente non riusciremo a fermare altri veicoli, perché le pratiche burocratiche legate a questo singolo controllo lo impegneranno per il resto della mattinata.: è la dimostrazione che siamo in balia della burocrazia. Al solo pensiero che nell'arco di quelle quattro ore gli agenti avrebbero potuto fermare altri veicoli magari rei di reati al CdS ben più gravi...
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