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Federauto: no al giro di vite sulle auto aziendali

I concessionari si scagliano contro l'ipotesi di tassare maggiormente le auto aziendali per finanziare la riforma del mercato del lavoro

Categoria: AttualitĂ  | 12 Aprile 2012
Giro di vite sulle auto aziendali?

L'associazione dei concessionari d'auto italiani ha emesso un comunicato con il quale si oppone con forza (il verbo più adatto sarebbe "si scaglia") al progetto governativo di penalizzare la fiscalità delle auto aziendali per finanziare la riforma del mercato del lavoro. "Il Governo deve reperire fondi per finanziarla? Suonate a un altro indirizzo, noi abbiamo già dato".

UN'ALTRA BATOSTA - Così ha tuonato un categorico Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto di fronte a una prospettiva che, se trasformata in misure reali, darebbe un altro colpo a un mercato dell'auto che, già tartassato dall'aumento esponenziale del prezzo dei carburanti dovuto anche all'incremento delle accise, dalla nuova Ipt, dal superbollo sulle auto oltre i 185 kW e dall'aumento delle tasse sull RC auto, è precipitato a volumi così bassi delle nuove immatricolazioni come non se ne vedevano da più di 30 anni.

"ENTREREMO A GAMBA TESA" - Federauto ha fatto ricorso a un termine tipicamente calcistico, dichiarando che l'associazione "entra a gamba tesa" contro l'ipotesi in questione: "È incomprensibile - recita il comunicato - che si vogliano ancora attaccare gli autoveicoli, gli automobilisti e ora anche i parchi auto aziendali. Il tutto in uno scenario di forte recessione del mercato auto italiano. Circa un mese fa, per la seconda volta in due anni, abbiamo presentato a esponenti del Governo un piano organico triennale per il sostegno della domanda. Proprio sulle auto aziendali, abbiamo richiesto di parificarne la fiscalità ai principali mercati europei e proponiamo un ammortamento anticipato da 4 a 2 anni per le vetture e da 5 a 3 anni per i veicoli commerciali".

DAL 40% AL 27 - L'attuale situazione italiana prevede, per le auto aziendali, una quota ammortizzabile e detraibile del 40%, dell'imponibile, contro il 100% dei maggiori Paesi UE e il progetto governativo vorrebbe abbassare tale valore al 27,5%. "Non possiamo accettare questa impostazione - ha commentato Pavan Bernacchi - e tutte le Associazioni del settore sono pronte a far sentire la propria voce in Parlamento.

PARLANO GLI OPERATORI - Le parole del capo di Federauto sono state rinforzate dalle dichiarazioni di alcuni esponenti del settore della distribuzione automobilistica italiana. Enzo Zarattini, presidente dell'Associazione Concessionari Italiani Bmw, ha affermato che "Se anche le auto acquistate dalle aziende, già svantaggiate rispetto all'Europa, pagheranno un ulteriore dazio, il mercato si contrarrà ulteriormente provocando danni incalcolabili". Adolfo De Stefani Cosentino, presidente dei concessionari Mercedes, ha sostenuto invece che "La minore deducibilità allontanerà ancora di più l'Italia dal panorama europeo cui spesso ci si riferisce per indicare comportamenti o legislazioni virtuose. Rammento che in Germania la quota ammortizzabile è pari al 100%, a fronte del 40% finora previsto in Italia. La detraibilità dell'IVA è pari al 100%, con una riduzione al 50% per i professionisti. Sono dati di riferimento indicativi di un approccio totalmente diverso dal nostro e che porta le immatricolazioni annuali di auto intestate a società a pesare per quasi il 40% su un mercato di circa 3,8 milioni". Pavan Bernacchi ha quindi lanciato un appello conclusivo al Governo: "Se proprio non volete equipararci all'Europa, almeno lasciate tutto come sta". Verrà ascoltato?

di Riccardo Celi

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