Dieselgate Volkswagen: nuovo accordo USA da 4,3 miliardi di dollari

Volkswagen sborserà altri soldi per il Dieselgate: ecco cosa accadrà dopo la multa aggiuntiva da oltre 4,3 miliardi di dollari concordata con gli USA

Dieselgate Volkswagen: nuovo accordo USA da 4,3 miliardi di dollari
Si scrive Dieselgate e si legge soldi, sempre soldi e ancora soldi (oltre a tutto il resto): Volkswagen si prepara a fronteggiare un'altra multa, dopo i14,7 miliardi concordati con l'EPA, a seguito del virulento scandalo delle emissioni truccate. Ma le sanzioni possono avere "sentori" diversi: se la valuta può la stessa, il dollaro americano in questo caso, i motivi delle multe possono cambiare. Questa volta il gruzzolo è intriso di un'atmosfera pesante, dato che si parla di indagini dell'FBI e di reati penali che hanno portato all'arresto del dirigente VW Oliver Schmidt (leggi del primo arresto negli USA di un dirigente Volkswagen).

ARRIVANO I FEDERALI

La notizia è di ieri: il gruppo Volkswagen sta lavorando ad un accordo "criminale", che prevede una multa miliardaria (in dollari), con U.S. Justice Department e U.S. Customs and Border ProtectionCustoms and Border Protection riguardo lo scandalo delle emissioni truccate. La casa automobilistica tedesca ha infatti dichiarato che si dichiarerà colpevole di incriminazioni penali e si aspetta di pagare 4,3 miliardi di dollari per risolvere le accuse di aver alterato le emissioni di più di mezzo milione di veicoli diesel venduti negli USA. L'indagine dei "federali" dell'FBI è basata su testimoni cooperanti (non identificati) e un altro addetto di Volkswagen, quel James Liang che nel mese di settembre si è dichiarato colpevole per il Dieselgate (leggi dell'ingegnere di VW pronto a collaborare nelle indagini sul Dieselgate).

TI MULTO E TI CONTROLLO

Come già accaduto altre volte (leggi del provvedimento di NHTSA contro Mini che comprende una multa di 40 milioni e la supervisione di un esperto), la pena comminata a Volkswagen comprende anche una supervisione esterna indipendente, della durata di tre anni, riguardo gli atti normativi di VW. La Società ha comunicato di aver negoziato uno "schema concreto" della transazione ma questa bozza dev'essere ancora autorizzata dal suo board. L'annuncio ufficiale dell'accettazione dell'accordo dovrebbe arrivare comunque a breve, confermando così le voci che davano la chiusura dell'accordo prima dell'insediamento di Donald Trump, fissato per il prossimo 20 gennaio. Nella denuncia viene sottolineato come, nonostante le autorità di regolamentazione USA abbiano ripetutamente chiesto a Volkswagen spiegazioni riguardo le discrepanze fra i test sulle emissioni, la Società abbia cercato di coprire quel che stava accadendo mentre ora appare collaborativa. Nella denuncia si leggono gravi affermazioni, come il fatto che "Schmidt sapeva che la ragione di queste discrepanze è il fatto che Volkswagen aveva intenzionalmente installato il software defeat device nelle sue auto diesel vendute negli Stati Uniti, un software progettato per rilevare i test USA e imbrogliare i risultati" e che molti in Volkswagen sono stati coinvolti in questo 'schema'.

PAROLA AI TESTIMONI

L'agente dell'FBI Ian Dinsmore ha poi scritto in una dichiarazione giurata, allegata alla denuncia, che "i dipendenti VW sapevano che se avessero detto la verità e rivelato l'esistenza del defeat device, Volkswagen non avrebbe venduto nessuno delle sue auto diesel negli Stati Uniti". Secondo quanto riportato da Detroit Free Press, Schmidt aveva saputo degli studi dell'International Council of Clean Transportation (avevamo parlato del ruolo dell'ICCT nella denuncia delle emissioni truccate nel post dedicato all'annuncio del Ministro Delrio che avrebbe fatto controllare diesel di tutte le marche) già nell'aprile del 2014. In una sua mail avrebbe scritto che occorreva decidere se essere onesti o meno: "ICCT ha appena stupidamente pubblicato misure delle emissioni dei nostri diesel al ci fuori del ciclo di misura, non va bene". Un mese dopo aveva inviato al CEO di VW uno studio che quantificava l'ammontare delle possibili sanzioni, avvertendo che l'EPA aveva iniziato una ricerca sulla questione. Nell'estate del 2015 è stato incaricato della controversia delle emissioni e ha giocato un ruolo chiave nella risposte che Volkswagen ha dato alle domande delle autorità USA riguardo le differenti emissioni nei cicli di omologazione e su strada. Secondo i testimoni, quando i regolatori degli Stati Uniti hanno minacciato di non certificare i Model Year 2016 di Volkswagen per la vendita, i top manager VW hanno chiesto un incontro con gli esponenti degli Enti ma, prima di incontrarli, in Volkswagen si sono tenute delle riunioni per stabilire la linea da tenere, che è stata stabilita essere di continuare a nascondere il tutto: una decisione costata ben cara, a Schmidt e a VW.

Pubblicato in Attualità il 11 Gennaio 2017 | Autore: Nicodemo Angì


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