Dieselgate: Volkswagen avrebbe nascosto il trucco per risparmiare soldi

"Volkswagen non voleva insabbiare lo scandalo ma risparmiare sul richiamo", lo dicono gli avvocati USA in un rapporto riservato sul Dieselgate

Dieselgate: Volkswagen avrebbe nascosto il trucco per risparmiare soldi
L'ennesima puntata del Dieselgate invade il naif: i legali del Gruppo Volkswagen hanno infatti dichiarato che l'azienda ha tenuto nascoste per settimane l'ammissione della truffa perché stava parlando con le Autorità americane e pensava di compromettere eventuali accordi, cosa che avrebbe portato a ulteriori danni economici.

VOLEVAMO RISPARMIARE

Quello che rimane il più grande costruttore automobilistico europeo ha ammesso di aver iniziato colloqui con le autorità di regolamentazione degli Stati Uniti già il 3 settembre 2015, confessando di aver utilizzato software illegale per abbassare le emissioni durante i test di omologazione. Il ritardo nella successiva comunicazione ufficiale - datata 18 settembre - è stato "una mossa legittima volta a trovare un accordo con le autorità di regolamentazione per limitare il costo dello scandalo": questo hanno affermato gli avvocati di Volkswagen in una memoria presentata ad un tribunale tedesco. La Corte è quella regionale di Brunswick ed è la stessa nella quale dozzine di azionisti hanno presentato delle cause contro Volkswagen accusandola di averli danneggiati proprio a causa di questo ritardo nella comunicazione. La memoria di 113 pagine è ovviamente ponderosa ma Reuters ne ha pubblicato qualche passo. In uno si legge, per esempio, che il ritardo nell'annunciare pubblicamente lo scandalo è derivato dal fatto che "Il consiglio di amministrazione di Volkswagen aveva ragione di ritenere che una soluzione consensuale poteva essere raggiunta con le autorità USA, in modo da limitare le conseguenze economiche per VW".

E IO MI ASSOLVO

Il rapporto, preparato dallo studio legale Goehmann (è una law firm specializzata in diritto commerciale con 7 sedi fra Germania e Spagna), riporta inoltre che, sulla base dello stato attuale delle indagini presso la casa automobilistica, "La temporanea non divulgazione delle notizie non serviva a coprire la violazione della conformità alle norme degli Stati Uniti". Nel prosieguo si indica che il tentativo di ridurre il costo dello scandalo era "non solo legittimo, ma quasi consigliabile". Riguardo alle cause per un presunto danneggiamento da omessa comunicazione, gli avvocati di Volkswagen sostengono che le sue manipolazioni non hanno avuto "alcuna rilevanza sul prezzo delle azioni". La Società, dal canto suo, ha dichiarato che "Dopo un attento esame da parte di esperti legali interni ed esterni, l'azienda conferma la convinzione che il suo consiglio di amministrazione ha debitamente adempiuto ai suoi obblighi di comunicazione ai sensi del diritto tedesco che riguarda i mercati dei capitali".

L'ACCUSA

Lo studio legale Nieding + Barth aveva comunicato a gennaio che avrebbe presentato, al Tribunale di Brunswick, una causa collettiva per conto di 66 investitori istituzionali degli Stati Uniti e della Gran Bretagna; i risarcimenti richiesti ammontano a centinaia di milioni di euro di danni (leggi come gli azionisti minaccino cause per 40 miliardi di euro) ma Volkswagen ha dichiarato che considera essere queste cause senza merito. In questo vorticoso susseguirsi di law firm troviamo anche un'altra notizia che li riguarda: circa una settimana fa, l'organo direttivo del consiglio di sorveglianza di Volkswagen ha affidato ad uno studio legale tedesco l'incarico di stimare l'ammontare delle passività che la Casa automobilistica potrebbe dover affrontare come conseguenza del Dieselgate. VW ha inoltre ribadito come i suoi dirigenti e i membri del suo consiglio di sorveglianza non sono stati coinvolti nella truffa, anche se ha ammesso che l'ex CEO Winterkorn era stato avvertito già nel 2014 dei problemi che i motori diesel avevano con i test sulle emissioni statunitensi. La situazione è ingarbugliata: se il mese prossimo arriverà il rapporto dello studio legale americano Jones Day, nominato da Volkswagen per scoprire i responsabili della truffa interni all'Azienda (leggi dell'inchiesta che coinvolge 480 esperti), appare ancora in stallo l'accordo su come risanare le auto "infette" negli USA (se KBA è stata conciliante, gli USA pretendono di più) ed è sempre presente la citazione in giudizio da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che potrebbe prevedere sanzioni per 48 miliardi di dollari.

Pubblicato in Attualità il 08 Marzo 2016 | Autore: Nicodemo Angì


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