Consumi auto fasulli: perché la guida autonoma conviene ai Costruttori

Le auto a guida automatica potranno andare bene nei test di omologazione, contribuendo a ridurre i consumi, ma i costruttori vanno "invogliati"

Consumi auto fasulli: perché la guida autonoma conviene ai Costruttori
Vi siete mai chiesti cosa cambierebbe quando a salire sui banchi a rulli saranno le auto a guida automatica? Un'Università americana si è fatta la domanda e le risposte sono molto interessanti perché metterebbero i Costruttori di fronte ad un bivio.

RULLI E PILOTI

Sappiamo bene come l'inquinamento ed il consumo di energia nel settore dei trasporti leggeri (automobili, mezzi a 2 ruote e veicoli commerciali) siano attualmente regolati da standard piuttosto vari ma accomunati in generale da misurazioni effettuate in laboratorio per stabilire se il veicolo in prova è conforme o meno alle normative. Queste prove valutano la quantità di inquinanti emessi e il volume del combustibile utilizzato per portare a termine le prove (ci sono auto che imbogliano molto sui consumi dichiarati). Le misurazioni avvengono nella maggior parte dei casi con il veicolo posto su un banco dinamometrico a rulli mentre un pilota addestrato lo guida seguendo un ciclo fisso, in modo da rendere il test ripetibile e confrontabile (ma nel 2016 arriveranno test più reali). Cosa accadrebbe se sul banco di prova salisse un veicolo autonomo? Occorrerebbe programmarlo in modo da fargli eseguire il ciclo di prova come se a bordo ci fosse il guidatore umano? In realtà le norme ancora non tengono ancora conto dei veicoli autonomi ed è qui, secondo la Carnegie Mellon University, che si trovano le sliding doors della questione.

RULLI SENZA PILOTI

Le autonomous car hanno infatti tutta una serie di sensori e processori, governati da software molto evoluti: le loro potenzialità sono alte e spetta ai Costruttori stabilire in quale direzione indirizzare il loro "talento". Sarebbe abbastanza agevole, per esempio, puntare sull'economia di carburante: questi veicoli hanno sensi molto "acuti" e possono, grazie alla loro intelligenza e alla connettività, prevedere gli eventi (come il traffico che incontreranno) e scambiare informazioni fra di loro e con le infrastrutture (leggi come i parcheggi intelligenti potrebbero ridurre il traffico). Queste sono le premesse per una guida fluida e "pulita", antecedente fondamentale per un'efficienza di alto livello ed emissioni ridotte. Secondo i ricercatori del College of Engineering della Carnegie Mellon University, il modo con il quale l'EPA (che sta usando l'auto elettrica per minacciare VW) considererà i veicoli autonomi potrebbe avere un impatto tutt'altro che trascurabile  sull'efficienza. La loro ricerca, Fuel economy testing of autonomous vehicles, conclude che se le Case automobilistiche prendessero in considerazione nei loro algoritmi di guida autonoma l'efficienza, oltre all'ovvia e ricercata sicurezza, i veicoli potrebbero godere di miglioramenti nei consumi fino al 10%.

IL SOFTWARE DEL BENE E DEL MALE

Se l'EPA e gli altri Enti americani (ma il discorso è universale) prendessero come parametro sin dall'inizio il consumo di carburante e le emissioni dei veicoli autonomi nelle fasi di test, questo potrebbe convincere le Case a "slatentizzare" le potenzialità di efficienza insite nell'uso intelligente dei software di guida autonoma. D'altra parte, se l'EPA di converso non si adoperasse in questo senso, spetterebbe alla volontà delle Case automobilistiche incorporare finalità di risparmio del carburante nei loro algoritmi di guida autonoma. Costantine Samaras, Assistant professor of civil & environmental engineering, spiega che "Dato che gli standard dei test attuali non considerano le tecnologie della guida autonoma, gli incentivi che orientino le Case verso un'efficienza ottimale sono pochi o nulli". Se non si introducono da subito valutazioni premianti riguardo l'economia del carburante si potrebbe innescare una "deriva" che porterebbe i costruttori a inserire algoritmi che aumentino la desiderabilità del veicolo invece della sua efficienza, dato che quest'ultima non sarebbe una dote da pubblicizzare. Il risultato sarebbe un possibile aumento dei consumi di circa il 3%, un peggioramento quindi del 13% rispetto all'altro scenario.

Pubblicato in Attualità il 25 Marzo 2016 | Autore: Nicodemo Angì


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