Carfree cities: l'auto elettrica è davvero la soluzione che serve?

Città come enormi isole pedonali senza traffico e smog. Ecco i pro e i contro di tornare indietro nel tempo nelle città che hanno rinunciato alle auto

Carfree cities: l'auto elettrica è davvero la soluzione che serve?
L'iconografia ufficiale della metropoli prevede molte auto e traffico caotico (leggi com'è cresciuto il traffico in Italia a gennaio). Eppure qualcuno sostiene che la coppia città-automobile sia male assortita e che la prima avrebbe molto da guadagnare nel lasciare la seconda.

UN SECOLO DI SBAGLI?

L'idea, esaltante o frustrante a seconda di chi la considera, è comunque rivoluzionaria ed è propugnata, come si legge sul Washington Post (www.washingtonpost.com) da J.H Crawford, autore di 2 libri sul tema: "Carfree Cities" e "Carfree Design Manual". Se tornassimo indietro nel tempo per poco più di 100 anni, diciamo intorno ai primi del '900, potremmo vedere che tutte le città erano praticamente prive di traffico a motore: le molte carrozze, private e a noleggio (le antenate dei nostri Taxi) assicuravano gli spostamenti più lunghi e moltissimi si muovevano a piedi. Anche se alcune città non potrebbero ospitare un traffico veicolare - Venezia su tutte - se non distruggendosi completamente, altre città non intendono farlo o si preparano diventare, almeno in parte, carfree. A quest'ultima tipologia appartiene Oslo, la prima capitale europea ad annunciare che il suo downtown sarà presto senza auto allo scopo di ridurre le emissioni di composti del Carbonio, migliorare la qualità dell'aria (i blocchi del traffico sono inefficaci perché l'auto è la punta dell'iceberg) e facilitare la vita di pedoni e ciclisti.

SEGNI PREMONITORI

In effetti le carrozze ed i carri trainati dagli animali non sono stati esenti da effetti sgradevoli se Giovenale, circa 2000 anni fa, scriveva: "Solo ai ricconi nelle loro ville è permesso dormire. La colpa di questo malanno è soprattutto dei carri che vanno su e giù lungo i vicoli, e delle mandrie di animali che si fermano e fanno un fracasso che toglierebbe il sonno... ad una vacca marina!". Carri e carrozze hanno iniziato a plasmare le città già dal 15° secolo, quando la loro crescente diffusione ha guidato la necessità di strade il più possibile diritte e con curve ampie in grado di far svoltare carrozze e carri dato che le botteghe avevano bisogno dello scarico merci, come i negozi dei giorni nostri. Se le città avevano e hanno lo scopo di riunire molte persone in uno stesso spazio in modo da sviluppare sinergie culturali, sociali ed economiche, allora si potrebbe provocatoriamente (ma non troppo) dire che le automobili hanno lavorato contro questo obiettivo. Il motivo è presto detto: le auto richiedono così tanto spazio per muoversi e parcheggiare che hanno provocano l'espansione delle città, allontanando così le persone.

S

OLUZIONE RADICALE Le strade sono anche importantissimi spazi sociali pubblici ma questo impiego è stato grandemente sacrificato all'altro uso, quello del trasporto (guarda com'è un traffico veramente insostenibile). Il discorso vale anche per le auto elettriche e driverless, dato che questa situazione non migliorerà granché perché esse occupano ancora troppo spazio e utilizzano troppa energia. Le autonomous car potranno limitare un po' il circolante, perché magari sostituiranno un paio di veicoli convenzionali (potranno portare i bambini senza patente a scuola e poi tornare a casa da sole) ma finché nelle strade ci sarà un numero significativo di automobili - anche ad emissioni zero - il loro uso sociale sarà compromesso. La soluzione? Crawford pensa che sia un buon trasporto pubblico che affianchi il camminare e andare in bicicletta reso sicuro e piacevole, un'accoppiata che può facilmente soddisfare l'esigenza di movimento all'interno delle città. Il non plus ultra, anche se complicato e costoso, sarebbe il trasporto pubblico sotterraneo, che libererebbe dalle strade autobus e tram. E il trasporto delle merci? Lo si potrebbe utilmente praticare di notte, in quella rete di mezzi pubblici che sarebbe piuttosto capillare. I governi dovrebbero spingere il cambiamento, dato che il costo sociale, sanitario, in termini di tempo e di inquinamento - del traffico automobilistico supera di gran lunga i ricavi delle utenza. Se Venezia ha 20 milioni di turisti l'anno un motivo ci sarà! (la domanda è un po' semplicistica ma rende l'idea)

Pubblicato in Attualità il 07 Marzo 2016 | Autore: Nicodemo Angì


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