Guida Antitruffa | Come muoversi per Vendere o Comprare Auto Usate

Guida Antitruffa | Come muoversi per Vendere o Comprare Auto Usate
SE VENDO - Ipotizziamo di voler vendere la nostra auto tramite internet. Scegliamo le foto giuste e mettiamo online l'annuncio sui principali siti specializzati. Nel giro di poco tempo, a volte basta un giorno, verremo probabilmente contattati da altri internauti interessati al veicolo. Può capitare di essere chiamati da qualcuno ancora indeciso sull'acquisto, il quale fa solo qualche chiamata per sondare il terreno. Può capitare di imbattersi nel perditempo che non è realmente interessato alla nostra auto, oppure in qualcuno che cerca semplicemente offerte senza una vera intenzione d'acquisto o, ancora, in altri che vogliono vendere una macchina uguale alla nostra e stanno sondando il mercato per vedere quanto possono ricavarne. Purtroppo, però, in mezzo a tutti questi contatti sostanzialmente innocui può annidarsi anche il truffatore professionista. I prossimi passaggi serviranno a svelare ogni dettaglio utile per allontanare da noi quest'ultima categoria, nociva per la nostra salute e per le nostre tasche.

RISCHIO RICICLAGGIO

- Vendiamo una Fiat Grande Punto, ottime condizioni, revisione effettuata, e così via. Insomma, un classico annuncio
  1. Ci contatta un individuo il quale si mostra parecchio interessato alla nostra automobile. Soprattutto se di nazionalità non italiana (il razzismo ovviamente non c'entra nulla) è consigliabile cercare il suo nome-cognome sul web. Se si tratta di un truffatore abituale, con tutta probabilità troveremo, in qualche forum, almeno una segnalazione su di lui. Ottenuta la prova che è davvero un truffatore, è meglio ignorarlo. Se invece sussistono solo dubbi, deve iniziare una paziente indagine per accertare che le sue intenzioni non siano malevoli. Innanzitutto, bisogna cercare di porgli quante più domande possibili su come intende procedere: modalità di pagamento, eventuale desiderio di provare l'auto, e così via. Se ha cattive intenzioni, si sentirà scoraggiato di fronte a un venditore meticoloso, e quindi sparirà.
  2. Superata la prima fase di contatto, il potenziale acquirente passerà alla trattativa economica. Può succedere che, specie nel caso in cui si trovi all'estero, provi ad ingannarci offrendo una cifra maggiore rispetto a quella che abbiamo chiesto. Anche in questo caso è meglio diffidare. Nessuno può pagarvi intenzionalmente più di quello che chiedete. E a proposito di acquirenti dall'estero, proprio con loro deve squillare un primo campanello d'allarme: di vetture usate in vendita c'è abbondanza in qualsiasi Paese, quindi, tranne nel caso di auto particolari, non esistono molte ragioni logiche per acquistarne una in un'altra nazione. Per quale motivo uno spagnolo, un inglese o un francese dovrebbero rivolgersi a un italiano per comprare una Grande Punto che può benissimo trovare vicino a casa? La domanda bisogna porsela anche quando l'acquirente afferma di risiedere all'estero, ma di volersi trasferire presto in Italia. Non ci sono molti motivi per ritenere che debba necessariamente acquistare l'auto ancora prima di essersi materialmente trasferito. Il nostro acquirente straniero, quindi, potrebbe essere un truffatore oppure l'emissario di un'organizzazione dedita al riciclaggio di denaro di provenienza illecita. In quest'ultimo caso ci chiederà di versare sul nostro conto corrente qualche migliaio di euro in più, chiedendoci poi di restituirglieli dopo avere effettuato la transazione.
Se può sembrare assurdo che vi siano persone che cadono in questo tipo di truffa, vi assicuriamo che ciò avviene: qualcuno ci casca ancora. Passiamo ora a esaminare nei dettagli una delle truffe che più spesso va a buon fine.

ACQUIRENTE ESTERO

- Vendiamo sempre una Grande Punto in ottime condizioni, revisione effettata, e così via. A contattarci tramite internet è un acquirente francese che risiede in Costa d'Avorio (ma è solo uno dei paesi usati come "base") e che dichiara che a breve dovrà trasferirsi in Italia. Il nostro compratore ivoriano si mostra subito disponibile all'acquisto, senza nemmeno aver visto dal vivo la nostra auto. Già questo dovrebbe insospettirci: chi comprerebbe un auto senza averne testato lo "stato di salute" o addirittura la reale esistenza? Tuttavia è successo che molti venditori abbiano fornito al potenziale acquirente le proprie coordinate bancarie (IBAN e SWIFT) sperando di ottenere i pagamento.
  1. L'acquirente straniero, dopo i primi contatti, ci comunicherà di avere effettuato il bonifico secondo il prezzo da noi pattuito. Dopo qualche giorno verremo però contattati da un fantomatico funzionario della GIABA (un organo intergovernativo realmente esistente che si occupa di riciclaggio di denaro e che monitora le transazioni con l'estero). Peccato che in realtà si tratti di un complice (non realmente collegato alla GIABA) che intende solo far sembrare più credibile la compravendita. Il funzionario vorrebbe constatare la trasparenza e la regolarità della transazione. Non facciamoci ingannare: il finto funzionario vorrebbe farci credere che effettivamente siano in corso dei controlli su una compravendita regolare per essere certo che sia tale. Ma nonostante tutto ciò dovrebbe già insospettirci ipotizziamo di andare avanti nella trattativa.
  2. In un secondo momento ci arriverà una seconda e-mail istituzionale: proviene dalla D.G.I. (Direzione Generale delle Imposte) della Costa d'Avorio che, per sbloccare il bonifico dall'estero, ci chiede di versare una quota pari al 7,5% del prezzo dell'auto, somma che ci verrà restituita dopo l'acquisto. Ovviamente, anche in questo caso dietro la D.G.I. si nasconde un complice del truffatore, o lui stesso che opera da un altro indirizzo e-mail. Qualora decidessimo di pagare, come se non fosse già abbastanza aver versato quel 7,5%, potremmo essere contattati dall'U.M.O.A (Union Monetaire Ouest Africaine), che ci domanderà di versare una tassa del 10% relativa al cambio di valuta, anche questa riottenibile dopo l'arrivo del bonifico. Come potete vedere, la trafila burocratica viene architettata in maniera tale da sembrare assolutamente vera e il tutto viene presentato attraverso e-mail, lettere e documentazioni via fax o scannerizzate su carta intestata dai più importanti uffici per il controllo. Proprio per questo, molte persone ci sono cascate e continuano a cascarci. Di solito le auto alle quali questi fantomatici acquirenti esteri si dimostrano interessati hanno un basso valore (circa 3-4 mila euro) e quindi le cifre in gioco (per le finte tasse) si aggirano intorno ai 300 euro. Pertanto non è raro che qualcuno, pur di fare "l'affare", ci caschi.
Diffidate di questi contatti e dei loro documenti. Si tratta semplicemente di un modo per depistarvi e farvi credere che tutto stia avvenendo a regola d'arte. L'idea che l'intento sia davvero quello di circondare l'affare di un solida corazza di credibilità, e che sotto si nasconda invece qualcosa di molto losco, dovrebbe venirvi in virtù di una semplice domanda che dovrete sempre farvi: vi sembra davvero logico, sensato e "normale" che per una transazione da 3 o 4 mila euro intervengano uffici e funzionari governativi di un Paese estero con sigle e nomi altisonanti? Siate saggi: se possibile, affidatevi ad un'agenzia per il disbrigo pratiche o trattate personalmente e di presenza con l'acquirente. E se non siete certi di ciò che state per fare, interrompete le trattative.

ASSEGNO CIRCOLARE FALSO

- Qualora la vostra auto fosse molto costosa, potreste invece incappare in un altro genere di imbroglio, ancor meglio architettato. Quello che vi stiamo per raccontare è un altro genere di truffa sempre più diffusa. Così diffusa che gli inquirenti, che sono alla ricerca di questi malfattori (numerosi in tutta Italia), stanno creando team di agenti dedicati esclusivamente alla loro cattura.
  1. Ipotizziamo di mettere in vendita una Mercedes ML a un prezzo di 40 mila euro. In questo caso l'approccio è telefonico e avviene con un ragazzo che si mostra particolarmente interessato alla nostra auto. Fissiamo un appuntamento. Il ragazzo è ben vestito, esamina la macchina con attenzione, fa domande specifiche (una che può insospettire, a posteriori, è: "ha l'antifurto satellitare?"). Insomma, manifesta tutto l'interesse e fa tutte le domande che dovrebbe fare un vero acquirente. E infatti, lo è. Fissa un appuntamento in tempi strettissimi in una zona precisa proposta da lui. All'orario stabilito, arriva con suo padre, un medico sulla sessantina, con tanto di tesserino di riconoscimento, barba, occhiali e una professionale ventiquattrore. Insomma, una persona distinta. L'uomo ci confida che si tratta di un regalo per il figlio e che non baderà a spese. Dopo un breve colloquio, passiamo alla fase monetaria: il dottore vuole pagarci con assegno circolare e intende effettuare il passaggio di proprietà presso un comune vicino.
  2. Fissato un nuovo appuntamento, ci presentiamo il giorno stabilito, seguiamo tutta la trafila burocratica e incassiamo l'assegno circolare che, esaminato in controluce, appare autentico e con tanto di filigrana. Insomma, un mezzo di pagamento che sembra sicuro (ricordiamo che il "circolare" viene emesso solo quando sul conto di partenza ci sono i fondi), quindi consegniamo la nostra Mercedes e poi ci rechiamo alla nostra banca per depositare il titolo di credito. Qualche giorno dopo veniamo contattati dalla banca: l'assegno è contraffatto. Di solito la banca accetta l'assegno e solo dopo avere effettuato i controlli si accorge che non ha valore. Il tempo di rilevare l'irregolarità servirà al truffatore per concludere il suo lavoro. Chiedendo una visura al Pra, ci accorgeremo che il giorno stesso della transazione (spesso poche ore dopo, grazie a qualche agenzia compiacente) la vettura è stata radiata per esportazione all'estero e le targhe restituite. Ormai la nostra ex-auto si trova senza targhe in chissà quale stato, spesso dell'Est Europa. Il truffatore, a questo punto, fa perdere le sue tracce e il suo cellulare risulterà spento.

AZIENDA FANTASMA

- Riportiamo questo esempio come una variante più sofisticata di quello precedente, studiata per aggirare i sospetti del venditore meno sprovveduto, o che tale si ritiene.
  1. Tutto si svolge come sopra descritto, ma questa volta il truffatore si presenta solo, con tanto di carta d'identità della quale ci lascerà una copia, e afferma di essere titolare di un'azienda della quale fornisce tipologia e indirizzo durante una cordiale chiacchierata, magari in un bar e davanti a un aperitivo. Ma c'è da fidarsi? Chissà. Però, a scanso di equivoci, dopo il commiato ci rechiamo alla Camera di Commercio locale e chiediamo la copia di un certificato d'iscrizione dell'azienda del nostro acquirente. La società risulta regolarmente iscritta, e di conseguenza c'è anche il certificato. Tutto a posto: ora abbiamo una garanzia in più, perché un'attività è qualcosa di più concreto di una singola persona che può volatilizzarsi all'improvviso senza lasciare tracce. Fiduciosi, concludiamo l'affare come nell'esempio n° 3 e anche l'esito sarà lo stesso: l'assegno circolare risulta falso.
  2. A questo punto, forti del nostro certificato della Camera di Commercio e della carta d'identità (sui documenti gli indirizzi corrispondono), raggiungiamo l'azienda dell'acquirente. Scopriremo con disappunto che all'indirizzo indicato, una zona periferica della città, non esiste alcuna azienda, né uno stabile. Soltanto prati e intorno il nulla. Impossibile? Tutt'altro. Il nostro abile truffatore, che scopriremo poi essere un nomade, ha sfruttato una legge che consente a chi è senza fissa dimora di ottenere comunque un domicilio. I comuni, di fronte a tali richieste, domiciliano gli interessati in una via convenzionale. Ottenuta la residenza, nulla vieta al truffatore di andare alla Camera di Commercio e aprire un'azienda che risulterà regolarmente in attività e domiciliata all'indirizzo convenzionale, che può essere una zona rurale oppure l'argine di un fiume o qualsiasi altra area comunale anche completamente priva di insediamenti (i controlli sono a campione). Denunciata la truffa ai Carabinieri scopriremo, come nel caso precedente, che la nostra vettura ha varcato la frontiera priva di targhe ed è finita in Germania, dove è stata regolarmente acquistata da un ignaro cittadino tedesco. Riaverla non è possibile, poiché le indagini accerteranno che l'acquirente non ha commesso alcun reato: l'ha pagata senza sospettare nulla, quindi non gli può essere sottratta.

RACCOMANDAZIONI -

Per evitare truffe come queste, nelle loro varianti, c'è un solo metodo: controllare preventivamente l'assegno prima di firmare il passaggio di proprietà. Come fare? Basterà chiamare la propria banca (o andare di persona insieme all'acquirente), fornire il numero dell'assegno, la banca emittente, il nome di chi lo ha emesso e il nome dell'intestatario. Nel giro di pochissimi minuti il funzionario sarà in grado di chiamare la banca che ha emesso l'assegno e verificare la "benemissione" dell'assegno, cioè la sua veridicità. Se farà resistenza di fronte a questa normalissima verifica (per esempio, prendendo tempo e adducendo inesistenti motivi di privacy) fategli leggere questa nota del Garante della Privacy. Molto probabilmente sparirà, e voi avrete appena scoperto un truffatore e salvato l'auto.

CONCLUSIONI -

Ciò che ci preme sottolineare è che tutti gli esempi riportati non sono semplici "ipotesi d'imbroglio", ma imbrogli reali nei quali sono cadute centinaia e centinaia di persone che ancora rimpiangono la loro bella auto e maledicono il momento in cui hanno deciso di fidarsi, senza prendere sufficienti precauzioni, di chi si è presentato con modi impeccabili mettendo in pratica metodologie truffaldine ben studiate e collaudate.


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