Retrofit elettrico: ora è possibile, ma sarà così semplice?

La trasformazione di un'auto a combustione in elettrica è teoricamente fattibile, ma il retrofit elettrico nasconde varie insidie

Retrofit elettrico: ora è possibile, ma sarà così semplice?
Il retrofit elettrico delle auto non più giovani ha ricevuto il benestare del Ministero e in teoria i primi kit sono anche pronti per la commercializzazione, una volta ottenuta l'omologazione. Se ne è parlato alla conferenza stampa del programma "Divento elettrico tour 2016", dove abbiamo approfondito la possibilità di trasformare veicoli dotati in origine di motori a combustione interna già circolanti in veicoli elettrici mediante l'installazione di kit di modifica (Retrofit) regolarmente omologati. Sul piano normativo ciò è reso possibile grazie al Decreto Ministeriale 1 dicembre 2015 n. 219 redatto dalla Direzione Generale della Motorizzazione, entrato in vigore dal 26 gennaio 2016 (puoi approfondire qui il Decreto sul retrofit elettrico). Uno degli obiettivi principali che i soggetti coinvolti nell'iniziativa sperano di raggiungere nel giro di alcuni anni è quello di contribuire ad elettrificare il vecchio parco circolante per ridurre l'impatto ambientale, evitando, nel contempo, la rottamazione di veicoli ancora utilizzabili. Anche se c'è la legge sul retrofit elettrico però, trasformare un'auto vecchia in una più ecologica a batterie potrebbe non essere così semplice; proviamo a fare chiarezza sulle insidie che si nascondono nel retrofit elettrico.

IN ATTESA DI OMOLOGAZIONE

Alla conferenza, aperta dall'ing. Filippo Moscarini direttore dell'I.S.A.M. (Istituto Sperimentale Auto Motori dove si è tenuto l'incontro),  sono intervenuti l'On. Ivan Catalano, membro della IX Commissione Trasporti e Telecomunicazione della Camera dei Deputati, il prof. Fabio Massimo Frattale Mascioli del Po.Mo.S.(Polo per la Mobilità Sostenibile), il dott. Gaetano La Legname  responsabile di Mobility r-Evolution (rete di imprese e no profit utility) promotore dell'iniziativa. L'I.S.A.M., in attività da sessant'anni,in stretta collaborazione  con la Facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma e il Polo per la Mobilità Sostenibile (Po.Mo.S.) di Cisterna di Latina,si propone come Centro Nazionale per l'omologazione del retrofit elettrico e delle parti che lo compongono. Al momento, la Newtron Italia srl è il primo costruttore accreditato alla Direzione Generale della Motorizzazione per lo sviluppo di sistemi di riqualificazione elettrica dei veicoli. Attualmente, come ha spiegato La Legname, nessun veicolo prototipo così modificato è stato ancora omologato, il primo ad esserlo sarà la Smart del 1999 impegnata nel tour a tappe e circolante con targa "Prova". Al momento non sono stati divulgati dati tecnici specifici relativi alla tipologia dei kit che saranno commercializzati. La Smart in prova è dotata di batterie da 13 kW/h ed ha un'autonomia nominale di 136 Km che si riducono 100 nel percorso misto urbano extraurbano e 60/70 Km su percorsi con salite estreme e/o altre velocità autostradali, secondo quanto spiegato in conferenza. I tempi di ricarica (nel caso specifico almeno due al giorno) sono di 5/6 ore ma collegandosi alle colonnine di ricarica Enel da 0,75-0,80 kW i tempi si allungano ulteriormente. Quindi ben al di sotto dei valori medi di autonomia oggi acquisiti dai modelli elettrici prodotti dalla grande industria (vedi i test di autonomia reale dell'auto elettrica più venduta e scopri quanto consumano realmente le auto ibride plug-in), anche se dai test il consumo della Smart si attesterebbe a 95 Wh/km, quindi inferiore al consumo stimato della Leaf, di 150-175 Wh/km.

NON SERVE IL NULLA OSTA

Una grossa agevolazione di cui gode il retrofit elettrico è stata voluta (lo apprendiamo dai relatori del convegno) dalla Commissione europea: per la conversione non è necessario chiedere ed ottenere il nulla osta alle Case costruttrici del veicolo, procedura che invece era stata inizialmente richiesta dal Ministero dei Trasporti italiano. E' evidente che questo costituisce un grosso vantaggio di natura tecnica /procedurale poiché, verosimilmente, molte Case si sarebbero opposte al rilascio del nulla osta, sia per motivi tecnici, sia per esigenze commerciali e di immagine. Oggettivamente, si può credere che non faccia piacere a nessun marchio assistere inermi alla sostituzione del proprio propulsore su veicoli ancora efficienti. Ma l'aspetto che lascia stupiti è l'eccessiva permissività del suddetto Decreto in evidente contraddizione con la ottusa ed esagerata severità della normativa italiana , (che non trova riscontro in nessun altro Paese UE), che vieta qualsiasi modifica/personalizzazione o miglioria ( anche le più insignificanti) sulle auto/moto in circolazione, consentite invece negli altri Paesi comunitari (per non parlare di UK ed USA).  In tutta evidenza, quando si tratta di favorire la mobilità elettrica cambia il metro di valutazione e diventa tutto più semplice anche a livello europeo.

I COSTI DI MONTAGGIO

Secondo le intenzioni dei promotori del programma Retrofit elettrico, la proposta è orientata soprattutto verso gli utilizzatori di  auto anziane (almeno ultradecennali) o veicoli commerciali molto sfruttati che, con tale trasformazione potrebbero superare i divieti di circolazione urbana attualmente esistenti in molti comuni per i veicoli più inquinanti. Tuttavia, considerando che il costo del kit basilare (per auto piccole) sarà di circa 5000 euro più i costi di mano d'opera per il relativo montaggio (e lo smontaggio del motore originale) e il costo del noleggio batterie, si intuisce facilmente che si tratta di una spesa non indifferente che non tutti i potenziali acquirenti sarebbero in grado di sostenere. Il rovescio della medaglia sarebbe però, "un risparmio di almeno 1500 euro annui, rispetto ad un veicolo tradizionale con un ritorno dell'investimento in 4 anni (mentre sugli autocarri servono solo 2 anni per ammortizzare la spesa iniziale)", secondo quanto sostenuto durante l'incontro.

IL PROBLEMA DELLE OFFICINE

L'altro aspetto da non sottovalutare è la selezione di officine realmente valide e preparate per effettuare tale trasformazione. Tra il 2017 e il 2018, infatti, l'iniziativa punta ad avere un autoriparatore idoneo per capoluogo di provincia. A nostro parere però, non sarà facile trovare officine idonee ed interessate a tale impegnativo compito su tutto il territorio nazionale, considerando che in taluni casi dovranno prevedere personale dedicato e spazi appositi. Giova ricordare che alcune officine autorizzate hanno rinunciato ad attrezzarsi per l'assistenza dei veicoli a GPL (scopri qui tutto sulla manutenzione e il tagliando si un'auto a GPL), metano o ancor più elettrici a causa del costo elevato dell'investimento.

Pubblicato in L'esperto di SicurAUTO il 05 Dicembre 2016 | Autore: Bruno Pellegrini


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