Multe in base a reddito? Una nostra vecchia idea torna in auge

Il sottosegretario ai Trasporti Erasmo D'Angelis vuole introdurre le multe parametrate al reddito, sarebbe ora

Multe in base a reddito? Una nostra vecchia idea torna in auge
Più alto il tuo reddito, o maggiore la cilindrata della macchina, più pesante sarà la multa: questo il criterio che il sottosegretario ai Trasporti Erasmo D'Angelis (Partito democratico) vuole introdurre nel Codice della strada. Oggi, infatti, per una medesima infrazione, il ricco paga la stessa multa del povero. D'Angelis spinge invece per una riforma delle norme della circolazione: "Nella riforma del Codice della strada discuteremo sanzioni in base al reddito per chi supera i limiti di velocità di più di 20 km/h. Adesso le multe per eccesso di velocità, causa principale degli incidenti stradali, crescono al crescere della velocità, ma se sono uguali per tutti i cittadini non hanno lo stesso potere di deterrenza. Infatti, per contribuenti con redditi e auto molto sopra la media, una multa pesante può risultare di fatto leggera".

IL PROBLEMA DELLA PATENTE A PUNTI

Il Codice della strada, in teoria, è concepito per fermare chi continua a commettere infrazioni gravi, anche le persone abbienti che non temono le multe: ci sarebbe il meccanismo della patente a punti a dover incutere ancora più timore. Tuttavia, la deterrenza di questo meccanismo viene meno perché se l'infrazione include il taglio di punti (o la sospensione della patente), il proprietario dell'auto, se il trasgressore non è stato fermato immediatamente, deve fornire alla Polizia i dati del guidatore; ma nel caso in cui non lo faccia, pagherà semplicemente una multa supplementare, che dal 1° gennaio 2013 è di 284 euro. Discutibile o no questa norma è un vantaggio ulteriore per chi ha forti disponibilità economiche, perché basta pagare 284 euro per salvarsi i punti dalla patente.

UNA PROPOSTA DEL 2008

 - Era il 12 dicembre del 2008 quando sul forum di SicurAUTO.it proponevamo le multe proporzionali al reddito. Una follia secondo alcuni, una cosa ragionevole secondo altri. Sta di fatto che già in occasione dell'EICMA del 2009 portammo alla firma dei visitatori una serie di proposte sulla sicurezza stradale, tra cui proprio quella delle multe proporzionali al reddito. Questo perchè, oggi come allora, chi ha un reddito medio-alto tende a non prendere con la dovuta attenzione la possibilità di incorrere in una multa poiché, comunque, l'importo sarebbe molto al di sotto del proprio reddito. Questo avviene specialmente per quanto riguarda i limiti di velocità. La nostra proposta non aveva (e non ha) l'intenzione di criminalizzare una specifica fetta della popolazione, ma semplicemente vuole porre tutti sullo stesso piano. Già allora la nostra proposta suscitè molto interese, ma c'era qualcuno che obiettava: "i veri ricchi non dichiarano nulla al fisco, quindi continuerebbero a pagare poco". Forse è vero, ma oggi tra Equitalia sempre più feroce, sistema Serpico e Agenzia delle Entrate più attiva il problema dell'evasione fiscale sta diventando minore. Inoltre già ci sono centinaia di migliaia di cittadini che dichiarano redditi medio-alti, iniziamo da questi e piano piano si vedrà. Sarebbe troppo facile fermare una norma giusta solo perchè "in Italia ci sono troppi evasori".

COME APPLICARLA E QUANDO

 - Rendendo alcune multe proporzionali al reddito (partendo dalle quote minime attuali) e non anche in base alla cilindrata (una proposta folle), si eviterebbe l'ingiustizia di applicare la stessa sanzione sia ad un operaio da 1.000 euro al mese che un imprenditore da 10.000 euro. Tutto ciò andrebbe attuato solo per le sanzioni gravi che mettono in serio pericolo l'incolumità delle persone: eccesso di velocità, guida in stato alterato, guida in contromano, etc.; il tutto partendo da una fascia di reddito minimo di 60.000 euro lordi. D'altronde, in Finlandia si fa già. Secondo noi una sanzione è un vero deterrente solo se colpisce le tasche di chi la paga, altrimenti diventa inutile, anzi quasi una "liberalizzazione" delle infrazioni. Se questa proposta recente dovesse essere approvata  (esclusa la stupida idea riguardante la cilindrata) si renderebbero le multe più eque; e in futuro chi infrange le regole perché, "tanto la multa costa poco", ci penserà due volte.

Pubblicato in Codice della Strada il 10 Ottobre 2013 | Autore: Claudio Cangialosi


Commenti

Amedeo Luppino il giorno 11 Ottobre 2013 ha scritto:

Quoto, tutta la vita, e non perché chi è più ricco deve pagare di più , ma solo per valorizzare il senso dell' infrazione e farne capire la gravità a chi la commette- Infatti non trovo giusto tar-tassare chi è più ricco solo perché ha avuto la fortuna o il merito di esserlo , ma questa è un' altra cosa.

Bruno Pellegrini il giorno 11 Ottobre 2013 ha scritto:

In Italia, di fronte a proposte del genere, il rischio (e la voglia) di sparare nel mucchio per fare cassa, è sempre dietro l'angolo. Già le multe sono arrivate a cifre insopportabili per il cittadino medio, figuriamoci se il legislatore pensi di diminuirne gli importi per il ceto economicamente più debole. Poi con la burocrazia inefficiente che abbiamo, sara complicatissimo la verifica del reddito prima di stabilire l'importo della multa. Roba da fantascienza. Il reddito minimo stabilito sarà sicuramente il più basso possibile perchè, secondo Amato, chi ha un reddito di 20 mila euro/anno è già ricco! Già immagino le "multe pazze" che arriveranno a pensionati ed impiegati che dovranno sputare sangue per dimostrare la loro posizione economica. Lasciamo perdere la Finlandia, che se non erro, è la prima in assoluto per alta tassazione (però dicono che almeno l'amministrazione pubblica funzioni bene), ma anche il reddito medio è superiore al nostro.

andrea fumagalli il giorno 11 Ottobre 2013 ha scritto:

Il concetto mi sembra giusto ma, come base di calcolo, mi sembra molto più corretta quella a partire da potenza e cilindrata del mezzo, piuttosto che dal reddito. Un gioielliere che guadagna 13000 euro lordi l'anno e gira con un 3.0 da 250 cv quanto dovrebbe pagare? In base al suo stipendio?

gigicrisci il giorno 15 Ottobre 2013 ha scritto:

Il sottosegretario ai Trasporti non smentisce quelli che sono i sentimenti del suo partito di appartenenza: odio preventivo contro quelli da loro ritenuti ricchi, cioè la vecchia ideologia comunista, ormai solo nei ricordi anche della Russia, in Italia resiste ancora per il tramite del cosiddetto PARTITO DEMOCRATICO: una lotta senza tregue contro le streghe. Io non sono un ricco, ma non vedo niente di male verso chi lo è, e contro il quale il fisco non ha niente da rimproverare. A quanto ammonta lo stipendio del dequo sottosegretario ai Trasporti ? Sicuramente decine di volte l'importo della mia pensione che si aggira sui millecinquecento euro (cinquantanni di lavoro e oltre quarantacinque di contributi versati), Allora egli nei mie confronti è nei confronti di parecchi altri, è un ricco, e se vuole condurre le sue battaglie per l'equità sociale come quella da lui perorata nell'articolo, dovrebbe cominciare prima da lui e dai suoi colleghi di partito , per esempio partendo dal fatto che chi prende dieci volte più di un altro, deve essere soggetto ad una imposta con aliquota IRPEF 10 volte maggiore, in modo da farlo contribuire al mio stesso modo, visto che attualmente, pur pagando "proporzionalmente" , dii soldi da spendere , gliene restano comunque dieci volte più che a me, dove sta la sua voglia di equità? Un consiglio: basterebbe introdurre la pena di morte per i ricchi, così scomparirebbe il nemico, e chisà, forse, dopo il muro di Berlino, potrebbero cadere anche le ostinazioni di chi come il sottosegretario crede di essere ancora nel periodo dell' INQUISIZIONE.

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