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Multe agli stranieri: l'Unione Europea si accorda (male)

L'Unione Europea si mette d'accordo per far circolare i dati del cittadino di una Paese che ha violato il Codice della Strada in un altro. In realtà s

Categoria: Codice della Strada | 05 Aprile 2011
Pattuglia Polizia Stradale

Quando un automobilista non residente in Italia viola il Codice della Strada e l'infrazione non gli viene contestata immediatamente, le amministrazioni sono costrette a mettere in moto una serie di complesse procedure per rintracciarlo e recapitargli il verbale alla sua residenza. Non sempre tali procedure vanno a buon fine, quindi non di rado il responsabile non paga e la fa franca. Quando invece si riesce a fargli versare il dovuto, fatti i conti, si scopre spesso che per l'amministrazione che ha elevato la contravvenzione la sua riscossione s'è rivelata un ben magro affare, in quanto l'importo incassato per la sanzione è inferiore alle spese sostenute per portare i soldi a casa.

STOP AI FURBETTI - Da tempo, quindi, sono nate società che conducono le indagini e si occupano di recapitare il verbale, ma i loro servizi, ovviamente, non sono gratuiti e pesano comunque sulle casse pubbliche, senza contare che nemmeno ricorrendo a loro il risultato è garantito. Per i furbetti del verbale oltrefrontiera, però, le cose si faranno un po' più difficili grazie a un provvedimento appena approvato dal Consiglio dell'Unione Europea che renderà possibile, tra i vari Paesi, lo scambio delle informazioni riguardanti i proprietari delle vetture. Lo scorso dicembre i ministri dei Trasporti dei Paesi comunitari avevano già raggiunto un accordo preliminare, che ora ha visto un nuovo passo avanti in attesa del passaggio successivo, l'approvazione definitiva da parte del parlamento europeo.

TRE PAESI NON CI STANNO - Lo scopo del provvedimento è quello di consentire all'amministrazione della nazione in cui è stata commessa l'infrazione di individuare sempre l'identità del proprietario del veicolo. Per ottenere ciò, occorre rendere disponibili i dati di immatricolazione di tutti i veicoli in modo da pemetterne la consultazione a tutte le forze dell'ordine europee. Il provvedimento avrà validità per il seguente elenco di infrazioni, che tuttavia potrà essere ampliato: guida sotto l'effetto di alcol o di sostanze psicotrope, eccesso di velocità, mancato uso della cintura di sicurezza o del casco, mancato rispetto del semaforo rosso, uso improprio delle corsie di emergenza o di quelle riservate ai mezzi pubblici e utilizzo del cellulare alla guida. Alla procedura concordata, tuttavia, non hanno ancora aderito Danimarca, Irlanda e Gran Bretagna, il cui ordinamento attuale non permette il rilascio delle informazioni necessarie. Questi Paesi, però, potrebbero aderire in un secondo momento.

ACCORDO ANNACQUATO - Tuttavia, stando alle varie discussioni che sull'argomento si sono succedute a partire dal 2008, le cose dovevano andare diversamente. Il risultato che inizialmente si voleva ottenere andava infatti ben oltre quello appena raggiunto. In realtà, oltre alla libera circolazione dei dati, si voleva fare in modo che il Paese di residenza del trasgressore si rendesse responsabile dell'esazione della sanzione per poi provvedere a versarla al Paese dove era stata commessa la violazione. Insomma, si sarebbe trattato di un vero e significativo aiuto reciproco tra gli Stati dell'Unione, mentre quello appena sancito è una specie di accordo annacquato che facilita solo di poco le cose, ma lascia comunque il Paese dove il Codice è stato violato alle prese con l'emissione di una cartella esattoriale che in quello del violatore vale ben poco. Quindi, anche di fronte a un proprietario ben individuato, sarà comunque difficile riscuotere. L'amministrazione italiana, in caso di contravvenzione a un cittadino straniero, ha a disposizione 360 giorni per raggiungerlo, contro i 90 richiesti nel caso di un italiano (scopri quali sono i metodi per fare eventualmente ricorso).

di Riccardo Celi

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