CDP digitale: il Consiglio di Stato assolve l'ACI che con il GP di Monza salva anche il PRA

Il Consiglio di Stato annulla la sentenza del TAR sul certificato di proprietà digitale e per l’ACI parte il piano di salvataggio del PRA

CDP digitale: il Consiglio di Stato assolve l'ACI che con il GP di Monza salva anche il PRA
La baruffa legale nata con l'introduzione del Certificato di Proprietà digitale (CDPD) introdotto dall'ACI a ottobre 2015 incassa un altro punto a favore dal Consiglio di Stato, dopo la recente sentenza a favore anche della Corte d'Appello di Roma. Un parere, quello del Consiglio, che non solo lascia l'amaro in bocca alle associazioni di agenzie di pratiche auto (UNASCA e Sermetra) che da sempre si sono schierate contro la circolare ACI del progetto Semplific@auto, ma che sembra spingere sempre più al largo lo smantellamento (o incorporamento) del PRA proposto dalla riforma Madia. Una reale semplificazione della burocrazia in cui stagna il settore auto che rischia di esplodere in una bolla di sapone dopo il recente salvataggio del Gran Premio di Monza, oggetto di attenzioni anche del Presidente Renzi. Procediamo per gradi e vediamo cosa c'entra la Formula 1 con il salvataggio del Pubblico Registro Automobilistico nelle mani dell'ACI.

UNASCA FA RICORSO E VINCE

Per chi si fosse perso gli ultimi accadimenti che hanno alimentato le polemiche sul CDPD, è doveroso fare un breve excursus della vicenda.  Il 5 ottobre 2015 l'ACI annuncia il Certificato di Proprietà digitale, che avrebbe mandato in pensione quello cartaceo - leggi qui tutti i dettagli, digitalizzando e snellendo l'iter burocratico per la trascrizione della proprietà di un veicolo con la circolare 005/0007641/15 del 28 settembre 2015. Ma le associazioni di categoria, con in prima linea l'UNASCA (Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica) insorgono, affermando che non c'è nessun risparmio per l'utente ne di inchiostro e fogli di carta, leggi qui i dettagli della vicenda. E la denuncia finisce al TAR del Lazio che accoglie il ricorso dell'UNASCA, sospende la circolare dell'ACI e condanna il Club al pagamento di 8 mila euro in spese legali come spieghiamo qui.

IL CONSIGLIO SBLOCCA LA CIRCOLARE ACI

L'ACI a sua volta fa ricorso al Consiglio di Stato che sospende gli effetti della sentenza del TAR del Lazio, secondo quanto si legge nell'ordinanza e dichiara - "l'opportunità di mantenere la regolamentazione assunta dall'ACI fino alla decisione sul merito della causa", che sarà pronunciata il prossimo 9 febbraio 2017. Non tarda il comunicato di approvazione dell'ACI che dice: "Il provvedimento del Consiglio di Stato segue di poche settimane la sentenza con la quale la Corte di Appello di Roma ha rigettato il ricorso promosso dall'Unasca in materia di pagamento RID, sancendo, così, la legittimità come la correttezza dell'operato dell'ACI.L'ACI esprime soddisfazione per due decisioni che riconoscono sia la legittimazione dell'Ente a migliorare, nell'interesse dei cittadini, la qualità dei servizi offerti, sia la piena operatività del CDPD e delle regole emanate, le quali risultano, evidentemente, in totale armonia con l'attuale contesto normativo." Un risultato che, come anticipato in apertura, sembra disfare il lavoro a maglia tessuto con il Decreto Madia, in attesa del decreto attuativo, con cui il PRA verrebbe assorbito con mirabolanti tagli e sgravi dalle tasche dei cittadini. L'UNASCA dal canto suo ha fatto notare che il Consiglio di Stato non ha messo in discussione i motivi di illegittimità indicati dal TAR, e il CDPD rimane incongruente con il quadro normativo: "Nessuna pronuncia sulla legittimità del CDPD, che quindi resta illegittimo. Oltretutto l'ordinanza sospende gli effetti della sentenza con una motivazione di mera opportunità e non sostanziale: <...ritenuta l'onerosità dell'esecuzione della sentenza impugnata e l'opportunità di mantenere la regolamentazione assunta dall'ACI fino alla decisione sul merito della causa> così cita l'ordinanza del Consiglio di Stato."

L'ACI HA SALVATO MONZA, CHE SALVERA' IL PRA

Per ora però pare che i cittadini abbiano solo contribuito indirettamente ad aiutare l'ACI a salvare il Gran Premio di Monza; un'impresa epica voluta da Renzi per ricambiare la stima proclamata da Sergio Marchionne nei confronti del Premier. Quella sul CDPD sarebbe infatti una lotta con in gioco una posta molto più alta: il depotenziamento della riforma Madia che da un anno prevede che il PRA si sciolga nella Motorizzazione. D'altra parte l'ACI si è prestato a fare da colonna a Renzi che voleva restasse il GP d'Italia nel calendario della Formula 1 per compiacere Marchionne. Così l'ACI ha trattato strenuamente con Ecclestone, offrendo soldi del Pra (era autorizzato a farlo dalla Legge di stabilità 2016) e della Regione Lombardia. Insomma, l'incorporamento del PRA sembrerebbe una matassa che si aggroviglia su se stessa tentando di trovare invano il bandolo con il nuovo CDPD. Restate sintonizzati poiché quella del Certificato di Proprietà digitale è una faccenda tutt'altro che risolta.

Pubblicato in Blog della Redazione il 14 Settembre 2016 | Autore: Redazione


Commenti

Andrea G. il giorno 14 Settembre 2016 ha scritto:

L'articolo pubblicato contiene numerose e macroscopiche imprecisioni che possono fuorviare i lettori. Solo per fare un esempio, il CDP Digitale non era stato annullato dal TAR . La recente decisione del CdS non è stata nel merito della questione ma ha accolto la richiesta di sospensiva di ACI.

Redazione il giorno 14 Settembre 2016 ha scritto:

Gentile Andrea G., la ringraziamo dell’intervento poiché ogni commento costruttivo ci aiuta a migliorare. Tuttavia vogliamo precisare che in nessun punto dell’articolo si fa riferimento a quanto da lei obiettato. Cordiali saluti

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