Ancona, il ponte crollato è la prova che in Italia si vigila poco

Tra i 41 indagati per il disastro del ponte crollato ad Ancona sull'A14, anche la Struttura di Vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero

Ancona, il ponte crollato è la prova che in Italia si vigila poco
L'Italia e la prevenzione, l'Italia e i controlli: storie di rapporti piuttosto difficili. Fra le capacità del nostro Paese non sembra infatti particolarmente rigogliosa quella del guardare avanti e di "tragedie evitabili" si parla purtroppo con una certa frequenza. Prevenzione è una parola che ha moltissime declinazioni, dal tappare in mezz'ora una pericolosa buca sull'asfalto a controllare le condizioni del terreno sul quale sorgerà un'opera da decine di milioni (leggi che il cedimento del viadotto Himera è stato causato da uno smottamento) ma sembra che l'Italia comunque la sottovaluti. Una conferma sembra arrivare dall'elenco degli indagati per il tragico crollo del cavalcavia di Ancona sull'A14: sotto inchiesta anche i vertici della struttura di vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti.

RESPONSABILITÀ A VARI LIVELLI

Ricorderete senza dubbio la tragedia di Ancona: un cavalcavia in manutenzione è crollato sulla A14 uccidendo una coppia di coniugi che transitavano in autostrada proprio in quel momento fatale. Sono passati 2 mesi e la vicenda è ritornata prepotentemente sotto i riflettori quando, pochi giorni fa, è diventata di dominio pubblico la lista degli indagati. Si tratta di ben 37 soggetti, che coprono praticamente tutta la "filiera" dei lavori autostradali e che avevano dei ruoli nelle ditte appaltatrici ed esecutrici dei lavori.

VIGILANZA A LIVELLO MINISTERIALE

Alle persone fisiche si aggiungono anche 4 Società, per un totale che arriva quindi a ben 41 nomi. Le persone giuridiche sono Autostrade per l'Italia, Pavimental, la ditta De.La.Be.Ch che eseguì i lavori e il progettista Spea Engeneering. Gli indagati sono tutti impiegati a vario titolo in queste aziende ma c'è un'ulteriore persona che non lavora per queste società. Il sempre attento Maurizio Caprino, giornalista de Sole 24 Ore, segnala nel suo blog che si tratta di Mauro Coletta che, essendo il Direttore della Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali, è quindi un dirigente del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Il giornalista scrive infatti che "tra i 41 indagati per il crollo dell'8 marzo sull'A14 c'è un nome grosso. Molto grosso. È Mauro Coletta, direttore della Svca".
Il resto della storia potrete leggerlo nel blog Strade Sicure che Maurizio Caprino cura su Il Sole 24 Ore. La lettura è interessante perché il dirigente del Ministero aveva ricoperto un ruolo simile quando lavorava per l'Anas e Caprino ne parla anche a proposito della tragedia del bus precipitato in provincia di Avellino (leggi della tragedia di Acqualonga e della Procura che accusa i guardrail): era stato lui ad accompagnare l'allora Ministro Lupi in un sopralluogo sulla scena della tragedia. Non è la prima volta che i guardrail vengono messi sotto accusa: nel 2014, per esempio, la Polizia Stradale sequestrò dei guardrail insicuri a Firenze.

ALTRI ELEMENTI

Scorrendo il sito d'informazione locale Rivieraoggi si scoprono altre cose, fra le quali la testimonianza di un operaio che, in un'udienza tenuta alla Commissione incidenti sul lavoro del Senato, avrebbe detto: "Mentre stavamo alzando la struttura, eravamo arrivati a circa 30 centimetri, un ingegnere mi ha detto che la campata centrale si era spostata di un paio di centimetri. Dopo sono stati fatti altri controlli e tutto era tornato a posto; il tempo di un panino e poi, durante i lavori per il sollevamento finale, è avvenuto il collasso". Un'altra testimonianza, riportata da Cronache Maceratesi, parla di "cavi nastrati" (forse giuntati e ricoperti di nastro isolante) che collegavano la centralina di controllo ai martinetti di sollevamento.
La senatrice PD Camilla Fabbri, che presiede la Commissione, dice infatti che l'architetto Francesco D'Alterio (è uno degli indagati), coordinatore per la sicurezza della Spea Engineering, ha riferito alla Commissione di aver contestato alla De.La.Be.Ch varie situazioni compresa questa nastratura che non avrebbe dovuto esserci. Rimaniamo comunque garantisti e aspettiamo le conclusioni della Magistratura, ricordando che le parti offese nel procedimento sono i figli delle due vittime, assistiti dal legale Vincenzo Maccarone, e i tre operai della Delabech rimasti feriti, per fortuna lievemente, nel crollo del cavalcavia. 

Pubblicato in Blog della Redazione il 19 Maggio 2017 | Autore: Redazione


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